Traduzione di Paragrafo 1, Libro 13 di Tacito

Versione originale in latino


Prima novo principatu mors Iunii Silani proconsulis Asiae ignaro Nerone per dolum Agrippinae paratur, non quia ingenii violentia exitium inritaverat, segnis et dominationibus aliis fastiditus, adeo ut C. Caesar pecudem auream eum appellare solitus sit: verum Agrippina fratri eius L. Silano necem molita ultorem metuebat, crebra vulgi fama anteponendum esse vixdum pueritiam egresso Neroni et imperium per scelus adepto virum aetate composita insontem, nobilem et, quod tunc spectaretur, e Caesarum posteris: quippe et Silanus divi Augusti abnepos erat. Haec causa necis. Ministri fuere P. Celer eques Romanus et Helius libertus, rei familiari principis in Asia impositi. Ab his proconsuli venenum inter epulas datum est, apertius quam ut fallerent. Nec minus properato Narcissus Claudii libertus, de cuius iurgiis adversus Agrippinam rettuli, aspera custodia et necessitate extrema ad mortem agitur, invito principe, cuius abditis vitiis per avaritiam ac prodigentiam mire congruebat.

Traduzione all'italiano


La prima morte del nuovo principato, preparata dagli intrighi di Agrippina e all'insaputa di Nerone, è quella di Giunio Silano, proconsole d'Asia. Non gli aveva certo provocato la rovina il suo carattere ribelle, ché anzi Gaio Cesare era solito chiamarlo "pecora d'oro": ma Agrippina, che aveva tramato per la morte di suo fratello, Lucio Silano, temeva di trovare in lui un vendicatore; c'era poi la convinzione, diffusa tra la gente, che a Nerone, appena uscito dalla fanciullezza e giunto al potere attraverso il delitto, era preferibile un uomo maturo, con le mani pulite, nobile e, cosa che allora contava, discendente dai Cesari: anche Silano infatti era pronipote d'Augusto. Questo il motivo dell'assassinio. Esecutori furono il cavaliere romano Publio Celere e il liberto Elio, amministratori dei beni del principe in Asia. Furono costoro a dare al proconsole, durante un banchetto, il veleno, troppo scopertamente per passare inosservati. In modo altrettanto rapido, Narcisso, liberto di Claudio, dei cui scontri con Agrippina ho già detto, venne spinto al suicidio dalla dura prigionia e dalla disperazione, ma contro la volontà del principe, ai cui vizi, ancora latenti, perfettamente si accordavano l'avidità e la prodigalità di Narcisso.