Traduzione di Paragrafo 67, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Adeoque cuncta mox pernotuere ut temporum illorum scriptores prodiderint infusum delectabili boleto venenum, nec vim medicaminis statim intellectam, socordiane an Claudii vinolentia; simul soluta alvus subvenisse videbatur. Igitur exterrita Agrippina et, quando ultima timebantur, spreta praesentium invidia provisam iam sibi Xenophontis medici conscientiam adhibet. Ille tamquam nisus evomentis adiuvaret, pinnam rapido veneno inlitam faucibus eius demisisse creditur, haud ignarus summa scelera incipi cum periculo, peragi cum praemio.

Traduzione all'italiano


In seguito i particolari divennero tanto notori che gli storici contemporanei poterono stabilire che il veleno venne messo su dei funghi, di cui Claudio era ghiotto, e che gli effetti tossici non furono subito intuiti, o per la stupidità di Claudio o perché ebbro. Pareva però che una diarrea provvidenziale lo avesse salvato. Perciò Agrippina, in preda al terrore e vistasi perduta, decide di affrontare l'emergenza con un gesto odioso e ricorre alla complicità, che già si era assicurata, del medico Senofonte. Questi - così si crede - fingendo di facilitare a Claudio i conati di vomito, gli introdusse in gola una penna intrisa di veleno istantaneo: bene sapeva che nei delitti di massima portata l'avvio è rischioso, ma che, una volta conclusi, c'è il premio.