Traduzione di Paragrafo 52, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Fausto Sulla Salvio Othone consulibus Furius Scribonianus in exilium agitur, quasi finem principis per Chaldaeos scrutaretur. Adnectebatur crimini Vibia mater eius, ut casus prioris (nam relegata erat) impatiens. Pater Scriboniani Camillus arma per Dalmatiam moverat; idque ad clementiam trahebat Caesar, quod stirpem hostilem iterum conservaret. Neque tamen exuli longa posthac vita fuit: morte fortuita an per venenum extinctus esset, ut quisque credidit, vulgavere. De mathematicis Italia pellendis factum senatus consultum atrox et inritum. Laudati dehinc oratione principis qui ob angustias familiaris ordine senatorio sponte cederent, motique qui remanendo impudentiam paupertati adicerent.

Traduzione all'italiano


[52 d.C.]. Sotto i consoli Fausto Silla e Salvio Otone viene cacciato in esilio Furio Scriboniano, con l'accusa di aver tentato di prevedere, con l'aiuto di astrologi, la fine del principe. Era coinvolta nell'accusa sua madre Vibia, considerata incapace di rassegnarsi alla precedente condanna: aveva infatti subìto la relegazione. Il padre di Scriboniano, Camillo, aveva dato vita a una rivolta armata in Dalmazia; e Claudio indicava come segno della sua clemenza l'aver risparmiato due volte la vita a uomini di un casato ostile. Peraltro l'esistenza dell'esule non fu lunga: lo si riseppe morto, per un incidente o per veleno, secondo l'opinione che ciascuno si fece. Sull'espulsione degli astrologi dall'Italia, venne emanato un senatoconsulto severissimo, ma disatteso. Il principe ebbe poi, in un suo intervento, parole di lode per quanti, in ristrettezze economiche, si dimettevano spontaneamente dall'ordine senatorio, mentre invece furono destituiti quelli che, cercando di rimanervi, abbinavano l'impudenza alla povertà.