Traduzione di Paragrafo 50, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Nam Vologeses casum invadendae Armeniae obvenisse ratus, quam a maioribus suis possessam externus rex flagitio obtineret, contrahit copias fratremque Tiridaten deducere in regnum parat, ne qua pars domus sine imperio ageret. Incessu Parthorum sine acie pulsi Hiberi, urbesque Armeniorum Artaxata et Tigranocerta iugum accepere. Deinde atrox hiems et parum provisi commeatus et orta ex utroque tabes perpellunt Vologesen omittere praesentia. Vacuamque rursus Armeniam Radamistus invasit, truculentior quam antea, tamquam adversus defectores et in tempore rebellaturos. Atque illi quamvis servitio sueti patientiam abrumpunt armisque regiam circumveniunt.

Traduzione all'italiano


Vologese infatti credette che fosse giunto il momento di invadere l'Armenia, già posseduta dai suoi avi e ora in mano a uno straniero, che se l'era procurata con un gesto infame: raccoglie un esercito e si prepara a mettere sul trono il fratello Tiridate, perché nessuno della sua casa rimanesse senza potere. Gli Iberi, al sopraggiungere dei Parti, si dispersero senza combattere e furono sottomesse le città armene di Artassata e di Tigranocerta. Ma poi la durezza dell'inverno e la scarsità dei viveri e un'epidemia scoppiata per queste due ragioni costrinsero Vologese ad abbandonare temporaneamente l'impresa. Radamisto invase l'Armenia, di nuovo senza sovrano, più violento di prima, accusandoli di essere dei traditori, pronti a ribellarsi alla prima occasione. Gli Armeni allora, pur abituati a servire, spezzano le loro catene e circondano in armi la reggia.