Traduzione di Paragrafo 49, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Erat Cappadociae procurator Iulius Paelignus, ignavia animi et deridiculo corporis iuxta despiciendus, sed Claudio perquam familiaris, cum privatus olim conversatione scurrarum iners otium oblectaret. Is Paelignus auxiliis provincialium contractis tamquam reciperaturus Armeniam, dum socios magis quam hostis praedatur, abscessu suorum et incursantibus barbaris praesidii egens ad Radamistum venit; donisque eius evictus ultro regium insigne sumere cohortatur sumentique adest auctor et satelles. Quod ubi turpi fama divulgatum, ne ceteri quoque ex Paeligno coniectarentur, Helvidius Priscus legatus cum legione mittitur rebus turbidis pro tempore ut consuleret. Igitur propere montem Taurum transgressus moderatione plura quam vi composuerat, cum rediret in Syriam iubetur ne initium belli adversus Parthos existeret.

Traduzione all'italiano


Era procuratore della Cappadocia Giulio Peligno, spregevole per bassezza morale e insieme per il fisico goffo, ma assai intimo di Claudio, quand'egli, ancora privato cittadino, allietava la sua vita priva di impegni frequentando i buffoni. Questo Peligno, raccolte truppe ausiliarie locali, quasi volesse riconquistare l'Armenia, si dava a depredare gli alleati più che i nemici, finché, abbandonato dai suoi e assalito dai barbari, si rifugiò, bisognoso di protezione, presso Radamisto. Conquistato dai suoi doni, lo induce ad assumere la dignità regia, prestandosi come garante e satellite insieme dell'incoronazione. Quando si riseppe di quella vergogna, per evitare la facile deduzione che tutti fossero come Peligno, viene inviato con una legione il legato Elvidio Prisco, col compito di rimediare nella circostanza a quel disordine. Passò dunque rapido la catena del Tauro e aveva già ristabilito l'ordine in molti casi, più con la misurata calma che con la forza, quando ebbe l'ordine di rientrare in Siria, per non dare motivo di una guerra coi Parti.