Traduzione di Paragrafo 45, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Reconciliationis specie adsumpta regressusque ad patrem, quae fraude confici potuerint, prompta nuntiat, cetera armis exequenda. Interim Pharasmanes belli causas confingit: proelianti sibi adversus regem Albanorum et Romanos auxilio vocanti fratrem adversatum, eamque iniuriam excidio ipsius ultum iturum; simul magnas copias filio tradidit. Ille inruptione subita territum exutumque campis Mithridaten compulit in castellum Gorneas, tutum loco ac praesidio militum, quis Caelius Pollio praefectus, centurio Casperius praeerat. Nihil tam ignarum barbaris quam machinamenta et astus oppugnationum: at nobis ea pars militiae maxime gnara est. Ita Radamistus frustra vel cum damno temptatis munitionibus obssidium incipit; et cum vis neglegeretur, avaritiam praefecti emercatur, obtestante Casperio, ne socius rex, ne Armenia donum populi Romani scelere et pecunia verterentur. Postremo quia multitudinem hostium Pollio, iussa patris Radamistus obtendebant, pactus indutias abscedit, ut, nisi Pharasmanen bello absterruisset, Ummidium Quadratum praesidem Syriae doceret quo in statu Armenia foret.

Traduzione all'italiano


Tornato poi dal padre con una finta riconciliazione, riferisce che quanto ci si poteva attendere dalla frode era pronto e che, per il resto, la parola doveva passare alle armi. Intanto Farasmane costruisce un pretesto per la guerra: dice che, quando combatteva contro il re degli Albani e voleva chiedere l'appoggio dei Romani, il fratello lo aveva osteggiato, e ora intendeva vendicare quell'offesa anche con la sua morte. Affida subito ingenti truppe al figlio. Questi, con attacco improvviso, costringe Mitridate, sgomento e privato delle pianure, a rifugiarsi nella fortezza di Gornea, difesa dalla posizione e da un presidio militare agli ordini del prefetto Celio Pollione e del centurione Casperio. Nulla è ignoto ai barbari quanto l'attrezzatura e le tecniche di assedio, che è invece una parte dell'arte militare di cui siamo competenti. Così, dopo aver attaccato invano o con proprio danno quella fortezza, Radamisto si risolve a iniziare l'assedio e, poiché l'impiego della forza non dava risultato, sfrutta l'avidità del prefetto, nonostante le resistenze di Casperio, volte a impedire uno scellerato baratto, per denaro, di un re alleato e dell'Armenia, dono del popolo romano. Alla fine, allegando Pollione la massa dei nemici e Radamisto gli ordini paterni, Casperio pattuì una tregua e si allontanò per informare della situazione in Armenia il governatore della Siria Ummidio Quadrato, qualora non fosse riuscito a distogliere Farasmane dalla guerra.