Traduzione di Paragrafo 44, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Eodem anno bellum inter Armenios Hiberosque exortum Parthis quoque ac Romanis gravissimorum inter se motuum causa fuit. Genti Parthorum Vologeses imperitabat, materna origine ex paelice Graeca, concessu fratrum regnum adeptus; Hiberos Pharasmanes vetusta possesione, Armenios frater eius Mithridates obtinebat opibus nostris. Erat Pharasmanis filius nomine Radamistus, decora proceritate, vi corporis insignis et patrias artis edoctus, claraque inter accolas fama. Is modicum Hiberiae regnum senecta patris detineri ferocius crebriusque iactabat quam ut cupidinem occultaret. Igitur Pharasmanes iuvenem potentiae promptum et studio popularium accinctum, vergentibus iam annis suis metuens, aliam ad spem trahere et Armeniam ostentare, pulsis Parthis datam Mithridati a semet memorando: sed vim differendam et potiorem dolum quo incautum opprimerent. Ita Radamistus simulata adversus patrem discordia tamquam novercae odiis impar pergit ad patruum, multaque ab eo comitate in speciem liberum cultus primores Armeniorum ad res novas inlicit, ignaro et ornante insuper Mithridate.

Traduzione all'italiano


Sempre in quell'anno, una guerra scatenatasi tra Armeni e Iberi determinò gravi ripercussioni anche tra Parti e Romani. Sui Parti regnava Vologese, figlio di una concubina greca, salito al potere per la rinuncia dei fratelli. Degli Iberi era re Farasmane, per diritto ereditario, mentre suo fratello Mitridate governava gli Armeni, col nostro appoggio. Farasmane aveva un figlio, di nome Radamisto, prestante, noto per la forza fisica, educato secondo i valori della sua gente, rinomato presso i popoli vicini. Costui, con troppa fierezza e frequenza per poter nascondere le sue mire ambiziose, andava dicendo che, se il regno d'Iberia restava modesto, era per la vecchiaia del padre. Perciò Farasmane, temendo, in anni per lui declinanti, il giovane figlio, che, assecondato dalle simpatie popolari, puntava deciso al potere, lo dirotta verso altri obiettivi e gli fa balenare l'Armenia, ricordando che egli stesso, dopo averne cacciati i Parti, l'aveva data a Mitridate: ma - concludeva - non era il momento della forza; migliore invece l'inganno, per abbatterlo con la sorpresa. Così Radamisto, fingendosi in discordia col padre, come se non riuscisse a fronteggiare l'odio della matrigna, si reca presso lo zio, dove, accolto con grande benevolenza, come un figlio, trascina i capi armeni a progetti eversivi, all'insaputa di Mitridate che lo colma anzi di favori.