Traduzione di Paragrafo 43, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Multa eo anno prodigia evenere. Insessum diris avibus Capitolium, crebris terrae motibus prorutae domus, ac dum latius metuitur, trepidatione vulgi invalidus quisque obtriti; frugum quoque egestas et orta ex eo fames in prodigium accipiebatur. Nec occulti tantum questus, sed iura reddentem Claudium circumvasere clamoribus turbidis, pulsumque in extremam fori partem vi urgebant, donec militum globo infensos perrupit. Quindecim dierum alimenta urbi, non amplius superfuisse constitit, magnaque deum benignitate et modestia hiemis rebus extremis subventum. At hercule olim Italia legionibus longinquas in provincias commeatus portabat, nec nunc infecunditate laboratur, sed Africam potius et Aegyptum exercemus, navisbusque et casibus vita populi Romani permissa est.

Traduzione all'italiano


Si verificarono, in quell'anno, numerosi prodigi. Uccelli sinistri si annidarono sul Campidoglio; per una serie di terremoti crollarono abitazioni e, nel panico dilagante, i più deboli furono calpestati da una folla impazzita; passò per un segno prodigioso anche la scarsità del raccolto e la conseguente carestia. Le proteste non rimasero sotterranee, ma una folla assediò, con grida minacciose, Claudio, mentre amministrava la giustizia: lo spinsero in un angolo del foro sotto la loro pressione, finché un reparto militare disperse gli scalmanati. Si accertò che a Roma erano rimasti viveri per quindici giorni, non più: nell'emergenza l'aiuto venne dalla grande benevolenza degli dèi e dalla mitezza dell'inverno. Eppure, un tempo, era l'Italia a portare, nelle province più lontane, i viveri alle legioni, e neppure oggi la terra soffre di sterilità, ma preferiamo coltivare l'Africa e l'Egitto, da cui dipende la vita del popolo romano, affidata alle navi e alle condizioni del mare.