Traduzione di Paragrafo 40, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


At Caesar cognita morte legati, ne provincia sine rectore foret, A. Didium suffecit. Is propere vectus non tamen integras res invenit, adversa interim legionis pugna, cui Manlius Valens praeerat; auctaque et apud hostis eius rei fama, quo venientem ducem exterrerrent, atque illo augente audita, ut maior laus compositis et, si duravissent, venia iustior tribueretur. Silures id quoque damnum intulerant lateque persultabant, donec adcursu Didii pellerentur. Sed post captum Caratacum praecipuus scientia rei militaris Venutius, e Brigantum civitate, ut supra memoravi, fidusque diu et Romanis armis defensus, cum Cartimanduam reginam matrimonio teneret; mox orto discidio et statim bello etiam adversus nos hostilia induerat, sed primo tantum inter ipsos certabatur, callidisque Cartimandua artibus fratrem ac propinquos Venutii intercepit. Inde accensi hostes, stimulante ignominia, ne feminae imperio subderentur, valida et lecta armis iuventus regnum eius invadunt. Quod nobis praevisum, et missae auxilio cohortes acre proelium fecere, cuius initio ambiguo finis laetior fuit. Neque dispari eventu pugnatum a legione, cui Caesius Nasica praeerat; nam Didius senectute gravis et multa copia honorum per ministros agere et arcere hostem satis habebat. Haec, quamquam a duobus pro praetoribus pluris per annos gesta, coniunxi ne divisa haud perinde ad memoriam sui valerent: ad temporum ordinem redeo.

Traduzione all'italiano


Claudio, appresa la morte del legato, per non lasciare una provincia senza governo, indicò il sostituto in Aulo Didio. Nonostante il suo arrivo sollecito, trovò una situazione compromessa, perché nel frattempo la legione aveva perduto una battaglia agli ordini di Manlio Valente. L'episodio venne ingigantito anche dai nemici, per impressionare il comandante in arrivo. Anch'egli diede esagerata risonanza alle voci, per farsene, qualora la situazione venisse ristabilita, una gloria maggiore e, a cose immutate, una giustificazione più credibile. Anche di questa sconfitta erano responsabili i Siluri, che dilagavano in scorribande finché non venne Didio a cacciarli. Dopo la cattura di Carataco, il maggiore stratega era Venuzio, della tribù dei Briganti, il quale, come sopra ho ricordato, ci fu a lungo fedele e venne protetto dalle armi romane, finché tenne unita a sé in matrimonio la regina Cartimandua: più tardi, ottenuto il divorzio e intervenuta subito la guerra, aveva assunto atteggiamenti ostili anche verso di noi. Da principio si trattò di una lotta tra loro, e Cartimandua catturò con l'astuzia il fratello e i parenti di Venuzio. Ma questo fece divampare la furia dei nemici, sotto l'assillo della vergogna di dover obbedire a una donna, perciò il fiore della gioventù atta alle armi invade il suo regno. Cosa da noi prevista: le coorti inviate in suo aiuto furono impegnate in un'aspra battaglia, conclusasi, dopo un inizio incerto, in un successo pieno. Con fortuna non diversa si batté la legione al comando di Cesio Nasica. Didio infatti, gravato dalla vecchiaia e pago di onori, si contentava di agire attraverso i suoi subalterni e di contenere il nemico. Si tratta di operazioni militari compiute dai due propretori nel corso di più anni, che nel racconto ho riunito, perché, separate, non lascerebbero nella memoria una traccia pari alla loro importanza. E ora riprendo il racconto in ordine cronologico.