Traduzione di Paragrafo 4, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Igitur Vitellius, nomine censoris servilis fallacias obtegens ingruentiumque dominationum provisor, quo gratiam Agrippinae pararet, consiliis eius implicari, ferre crimina in Silanum, cuius sane decora et procax soror, Iunia Calvina, haud multum ante Vitellii nurus fuerat. Hinc initium accusationis; fratrumque non incestum, sed incustoditum amorem ad infamiam traxit. Et praebebat Caesar auris, accipiendis adversus generum suspicionibus caritate filiae promptior. At Silanus insidiarum nescius ac forte eo anno praetor, repente per edictum Vitellii ordine senatorio movetur, quamquam lecto pridem senatu lustroque condito. Simul adfinitatem Claudius diremit, adactusque Silanus eiurare magistratum, et reliquus praeturae dies in Eprium Marcellum conlatus est.

Traduzione all'italiano


Di conseguenza Vitellio, che, sotto il nome di censore, occultava la mentalità intrigante di un servo ed era dotato di un fiuto particolare per i nuovi potenti all'orizzonte, al fine di ingraziarsi Agrippina, si adattava ai suoi piani e lanciava accuse contro Silano, la cui bella e procace sorella, Giunia Calvina, era divenuta, non molto prima, nuora di Vitellio. Da qui mosse l'accusa: Vitellio interpretò come un'infamia quell'amore tra fratelli, non incestuoso, ma esageratamente esibito. E Claudio porgeva orecchi, propenso, per amore della figlia, a dar peso ai sospetti contro il genero. Silano, ignaro dell'insidia e, per combinazione, pretore proprio in quell'anno, si vide improvvisamente rimosso dall'ordine senatorio da un editto di Vitellio, benché fosse già avvenuta la convalida dei senatori e scaduto il periodo della censura di Vitellio. Contemporaneamente Claudio sciolse il legame di parentela e a Silano fu imposto di deporre la carica; la pretura venne conferita, per quell'unico giorno restante, a Eprio Marcello.