Traduzione di Paragrafo 39, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Tum Ostorius cohortis expeditas opposuit; nec ideo fugam sistebat, ni legiones proelium excepissent: earum robore aequata pugna, dein nobis pro meliore fuit. Effugere hostes tenui damno, quia inclinabat dies. Crebra hinc proelia et saepius in modum latrocinii per saltus per paludes, ut cuique sors aut virtus, temere proviso, ob iram ob praedam, iussu et aliquando ignaris ducibus. Ac praecipua Silurum pervicacia, quos accendebat vulgata imperatoris Romani vox, ut quondam Sugambri excisi aut in Gallias traiecti forent, ita Silurum nomen penitus extinguendum. Igitur duas auxiliaris cohortis avaritia praefectorum incautius populantis intercepere; spoliaque et captivos largiendo ceteras quoque nationes ad defectionem trahebant, cum taedio curarum fessus Ostorius concessit vita, laetis hostibus, tamquam ducem haud spernendum etsi non proelium, at certe bellum absumpsisset.

Traduzione all'italiano


A questo punto Ostorio oppose le coorti leggere, ma non avrebbe fermato la fuga dei nostri senza l'intervento delle legioni: la battaglia, col loro peso, tornò in equilibrio e, più tardi, volse a nostro favore. I nemici fuggirono con perdite modeste, perché il giorno volgeva al termine. Da quel momento fu un succedersi di piccoli scontri, più spesso in forma di attacchi banditeschi, nei boschi, nelle paludi, secondo il caso o il coraggio di ognuno, in base a casuali ordini, dettati dalla rabbia o dall'ingordigia di preda, all'insaputa dei vari comandanti. Particolarmente ostinata fu la resistenza dei Siluri, inaspriti da una frase, che circolò, del comandante romano. Questa: che, come in passato i Sigambri erano stati massacrati e trasferiti nelle Gallie, così si doveva cancellare il nome dei Siluri. Sorprendono e catturano dunque due coorti ausiliarie, che si erano date a imprudente saccheggio per l'avidità dei loro prefetti; e, attraverso generose distribuzioni di preda e di prigionieri, trascinavano alla rivolta anche le altre popolazioni. Fu a questo punto che Ostorio, stremato dalle responsabilità e dalle operazioni, venne a morte, tra la gioia dei nemici: portavano a loro vanto che un comandante tutt'altro che inetto fosse caduto, se non in battaglia, certo per via della guerra.