Traduzione di Paragrafo 38, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Vocati posthac patres multa et magnifica super captivitate Carataci disseruere, neque minus id clarum quam quod Syphacem P. Scipio, Persen L. Paulus, et si qui alii vinctos reges populo Romano ostendere. Censentur Ostorio triumphi insignia, prosperis ad id rebus eius, mox ambiguis, sive amoto Carataco, quasi debellatum foret, minus intenta apud nos militia fuit, sive hostes miseratione tanti regis acrius ad ultionem exarsere. Praefectum castrorum et legionarias cohortis extruendis apud Siluras praesidiis relictas circumfundunt. Ac ni cito nuntiis ex castellis proxi mis subventum foret copiarum obsidio occidione obcubuissent: praefectus tamen et octo centuriones ac promptissimus quisque e manipulis cecidere. Nec multo post pabulantis nostros missasque ad subsidium turmas profligant.

Traduzione all'italiano


I senatori, convocati subito dopo, si sprecarono in lunghi ed esaltanti discorsi sulla cattura di Carataco, dimostrando che si trattava di un'impresa non meno gloriosa di quella compiuta da Publio Scipione con Siface, da Lucio Paolo con Perseo e da altri nei confronti di re portati a Roma prigionieri. Ad Ostorio vengono decretate le insegne del trionfo ma, dopo i successi fino allora conseguiti, le sue operazioni si appannarono molto, sia perché, tolto di mezzo Carataco, come se la guerra fosse risolta, la disciplina militare tra i nostri si era allentata, sia perché i nemici, tratti alla pietà per la sorte di un tale re, si levarono più risoluti alla vendetta. Finirono per accerchiare il prefetto del campo e le coorti legionarie lasciate a costruire capisaldi nel territorio dei Siluri e, se a tale notizia non fossero accorse truppe in aiuto, dalle piazzeforti vicine, a liberarli dall'assedio, avremmo assistito a un massacro: caddero comunque il prefetto, otto centurioni e i soldati più decisi. E non molto dopo, i Siluri battono i nostri, inviati per le scorte di foraggio, e le squadre di cavalleria mandate in loro appoggio.