Traduzione di Paragrafo 31, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


At in Britannia P. Ostorium pro praetore turbidae res excepere, effusis in agrum sociorum hostibus eo violentius quod novum ducem exercitu ignoto et coepta hieme iturum obviam non rebantur. Ille gnarus primis eventibus metum aut fiduciam gigni, citas cohortis rapit et caesis qui restiterant, disiectos consectatus, ne rursus conglobarentur infensaque et infida pax non duci, non militi requiem permitteret, detrahere arma suspectis cunctaque castris Avonam [inter] et Sabrinam fluvios cohibere parat. Quod primi Iceni abnuere, valida gens nec proeliis contusi, quia societatem nostram volentes accesserant. Hisque auctoribus circumiectae nationes locum pugnae delegere saeptum agresti aggere et aditu angusto, ne pervius equiti foret.
Ea munimenta dux Romanus, quamquam sine robore legionum socialis copias ducebat, perrumpere adgreditur et distributis cohortibus turmas quoque peditum ad munia accingit. Tunc dato signo perfringunt aggerem suisque claustris impeditos turbant. Atque illi conscientia rebellionis et obsaeptis effugiis multa et clara facinora fecere: qua pugna filius legati M. Ostorius servati civis decus meruit.

Traduzione all'italiano


Intanto in Britannia il propretore Publio Ostorio ebbe un'accoglienza tutt'altro che tranquilla: tribù nemiche avevano invaso il territorio di nostri alleati, con aggressività tanto maggiore, in quanto non pensavano che un comandante nuovo, alle prese con un esercito non conosciuto e a inverno iniziato, li avrebbe affrontati. Ma quello, perfettamente consapevole che sono le prime mosse a provocare paura o fiducia, trae con sé le coorti leggere, massacra chi resiste, insegue i dispersi, impedendo loro di ricongiungersi, e, per evitare che una pace malsicura e infida togliesse tranquillità ai soldati e al loro comandante, disarma le tribù sospette e si appresta a contenere ogni attacco con una serie di campi trincerati tra i fiumi Trisantona e Sabrina. Reagirono per primi gli Iceni, popolazione forte e non indebolita da scontri precedenti, perché avevano stretta, senza subirla, alleanza con noi. Su loro iniziativa, le tribù vicine scelsero, per la battaglia, un luogo, che circondarono con un rozzo terrapieno, munito di uno stretto accesso, perché fosse impraticabile alla cavalleria.
Il comandante romano, benché conducesse reparti alleati senza il peso delle legioni, avanza deciso a travolgere quelle difese e, disposte in ordine le coorti, impone anche ai reparti di cavalleria il ruolo di fanti. Al segnale, abbattono le difese del terrapieno, gettando lo scompiglio tra i nemici impacciati dalle loro stesse barriere. Ma questi ultimi, coscienti della loro ribellione e senza via d'uscita, compirono molti e fulgidi atti di coraggio. In quella battaglia il figlio del legato, Marco Ostorio, meritò la corona riservata a chi salva un cittadino.