Traduzione di Paragrafo 29, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Per idem tempus Vannius Suebis a Druso Caesare impositus pellitur regno, prima imperii aetate clarus acceptusque popularibus, mox diuturnitate in superbiam mutans et odio accolarum, simul domesticis discordiis circumventus. Auctores fuere Vibilius Hermundurorum rex et Vangio ac Sido sorore Vannii geniti. Nec Claudius, quamquam saepe oratus, arma certantibus barbaris interposuit, tutum Vannio perfugium promittens, si pelleretur; scripsitque Palpellio Histro, qui Pannoniam praesidebat, legionem ipsaque e provincia lecta auxilia pro ripa componere, subsidio victis et terrorem adversus victores, ne fortuna elati nostram quoque pacem turbarent. Nam vis innumera, Lugii aliaeque gentes, adventabant, fama ditis regni, quod Vannius triginta per annos praedationibus et vectigalibus auxerat. Ipsi manus propria pedites, eques a Sarmatis Iazugibus erat, impar multitudini hostium, eoque castellis sese defensare bellumque ducere statuerat.

Traduzione all'italiano


Nel contempo Vannio, imposto come re agli Svevi da Druso Cesare, viene cacciato dal regno. Nella prima fase del suo dominio s'era acquistato fama e popolarità tra la sua gente, ma poi, fattosi, col passare del tempo, arrogante, si era attirato l'odio dei vicini e finì vittima di discordie interne. La sua caduta si dovette all'iniziativa di Vibilio, re degli Ermunduri, e a Vangione e Sidone, figli di una sorella dello stesso Vannio. Claudio, nonostante le ripetute sollecitazioni, non volle interferire, in armi, nei conflitti fra barbari, promettendo però un rifugio sicuro a Vannio, nel caso fosse cacciato. E diede disposizioni scritte a Palpellio Istro, governatore della Pannonia, ordinandogli di tener pronta lungo la riva del Danubio una legione e ausiliari scelti nella sua provincia, come aiuto ai vinti e deterrente per i vincitori, nel caso che questi ultimi, inebriati dalla vittoria, intendessero turbare anche la nostra pace. Stava infatti per giungere una massa sterminata di Lugii e di altri popoli, attratti dalla fama di un regno prospero, arricchito da Vannio in trent'anni di saccheggi e imposizione di tributi. Egli poteva contare su una propria fanteria e su cavalieri dei Sarmati Iazigi, forze però impari alla massa dei nemici: perciò aveva deciso di difendersi in luoghi fortificati e di trascinare in lungo la guerra.