Traduzione di Paragrafo 23, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Galliae Narbonensi ob egregiam in patres reverentiam datum ut senatoribus eius provinciae non exquisita principis sententia, iure quo Sicilia haberetur, res suas invisere liceret. Ituraeique et Iudaei defunctis regibus Sohaemo atque Agrippa provinciae Syriae additi. Salutis augurium quinque et septuaginta annis omissum repeti ac deinde continuari placitum. Et pomerium urbis auxit Caesar, more prisco, quo iis qui protulere imperium etiam terminos urbis propagare datur. Nec tamen duces Romani, quamquam magnis nationibus subactis, usurpaverant nisi L. Sulla et divus Augustus.

Traduzione all'italiano


In considerazione della speciale deferenza dimostrata dalla Gallia Narbonense verso il senato, ai senatori di quella provincia fu concessa la facoltà di tornare in patria per affari personali, senza esplicita autorizzazione del principe: equiparati quindi, in questo diritto, alla Sicilia. L'Iturea e la Giudea, dopo la morte dei loro re Soemo e Agrippa, furono aggregate alla provincia di Siria. Claudio dispose che il rito augurale per la pubblica salvezza, caduto da venticinque anni in dimenticanza, venisse ripristinato e, da quel momento, continuato. Cesare ampliò anche il pomerio di Roma, in omaggio all'antica tradizione per cui, a chi avesse ampliato l'impero, era consentito ampliare anche i confini della città. Tuttavia i grandi comandanti di Roma, pur avendo sottomesso grandi popoli, non si erano valsi di tale diritto, salvo Lucio Silla e il divo Augusto.