Traduzione di Paragrafo 18, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Interea Mithridates nullo in armis subsidio consultat cuius misericordiam experiretur. Frater Cotys, proditor olim, deinde hostis, metuebatur: Romanorum nemo id auctoritatis aderat ut promissa eius magni penderentur. Ad Eunonen convertit, propriis odiis [non] infensum et recens coniuncta nobiscum amicitia validum. Igitur cultu vultuque quam maxime ad praesentem fortunam comparato regiam ingreditur genibusque eius provolutus 'Mithridates' inquit 'terra marique Romanis per tot annos quaesitus sponte adsum: utere, ut voles, prole magni Achaemenis, quod mihi solum hostes non abstulerunt.'

Traduzione all'italiano


Intanto Mitridate, non potendo contare sulle armi, puntava sulla pietà, valutando a chi rivolgersi. Del fratello Coti, in passato traditore e poi nemico, diffidava; fra i Romani presenti nessuno aveva tanta autorità da prendere in seria considerazione le sue promesse. Si rivolge a Eunone, che non gli era ostile per motivi personali e godeva di autorevolezza per l'amicizia stretta di recente con noi. Quindi, con vesti e aspetto conformi alla sua condizione presente, entra nella reggia e si getta ai suoi piedi: "Io, il Mitridate che da tanti anni i Romani cercano per terra e per mare, sono qui, per mia volontà, da te. Disponi come vuoi di questo lontano figlio del grande Achemene, l'unico onore che i nemici non mi abbiano tolto."