Traduzione di Paragrafo 17, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Postero misere legatos, veniam liberis corporibus orantis: servitii decem milia offerebant. Quod aspernati sunt victores, quia trucidare deditos saevum, tantam multitudinem custodia cingere arduum: belli potius iure caderent, datumque militibus qui scalis evaserant signum caedis. Excidio Uspensium metus ceteris iniectus, nihil tutum ratis, cum arma, munimenta, impediti vel eminentes loci amnesque et urbes iuxta perrumperentur. Igitur Zorsines, diu pensitato Mithridatisne rebus extremis an patrio regno consuleret, postquam praevaluit gentilis utilitas, datis obsidibus apud effigiem Caesaris procubuit, magna gloria exercitus Romani, quem incruentum et victorem tridui itinere afuisse ab amne Tanai constitit. Sed in regressu dispar fortuna fuit, quia navium quasdam quae mari remeabant in litora Taurorum delatas circumvenere barbari, praefecto cohortis et plerisque auxiliarium interfectis.

Traduzione all'italiano


Il giorno seguente, gli assediati mandarono emissari a chiedere salva la vita per gli uomini liberi: offrivano in cambio diecimila schiavi. I vincitori rifiutarono di trattare, perché parve atto di ferocia trucidare chi si fosse arreso e d'altra parte era un problema custodire una massa così grande di uomini: meglio se cadevano per diritto di guerra. Ai soldati già saliti sulle scale, venne dato il segnale della strage. Il massacro di Uspe seminò terrore in tutti gli altri, convinti dell'impossibilità di una difesa, dacché ogni ostacolo cadeva, armi, fortificazioni, luoghi di difficile accesso o elevati, fiumi e città. Zorsine allora, dopo prolungata riflessione se aiutare Mitridate, in una situazione ormai disperata, oppure pensare al regno paterno, quando alla fine prevalse l'interesse per il proprio trono, consegnati ostaggi, si prosternò dinnanzi all'effigie di Cesare, con grande gloria dell'esercito romano che, come poi si seppe, era giunto, vincitore e senza perdite, a soli tre giorni di marcia dal fiume Tanai. Ma nel ritorno la sorte fu contraria, perché alcune navi - procedevano via mare - finite sulla costa dei Tauri vennero circondate dai barbari e restarono sul terreno il prefetto della coorte e la maggior parte degli ausiliari.