Traduzione di Paragrafo 16, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Tunc composito agmine incedunt, cuius frontem et terga Aorsi, media cohortes et Bosporani tutabantur nostris in armis. Sic pulsus hostis, ventumque Sozam, oppidum Dandaricae, quod desertum a Mithridate ob ambiguos popularium animos obtineri relicto ibi praesidio visum. Exim in Siracos pergunt, et transgressi amnem Pandam circumveniunt urbem Uspen, editam loco et moenibus ac fossis munitam, nisi quod moenia non saxo sed cratibus et vimentis ac media humo adversum inrumpentis invalida erant; eductaeque altius turres facibus atque hastis turba bant obsessos. Ac ni proelium nox diremisset, coepta patrataque expugnatio eundem intra diem foret.

Traduzione all'italiano


Avanzano allora in ordine di battaglia: all'avanguardia e alla retroguardia stanno gli Aorsi, con al centro le coorti romane e i Bosforani, armati da noi. Ricacciato il nemico, si giunse a Goza, fortezza della Dandarica, già abbandonata da Mitridate e che, per l'atteggiamento ambiguo degli indigeni, si decise di tenere sotto controllo, lasciandovi un presidio. Puntano poi contro i Siraci e, superato il fiume Panda, mettono l'assedio alla città di Uspe, posta su un'altura e difesa da mura e un fossato, anche se le mura, poiché non erano di pietra, bensì di terra compressa fra graticci e vimini, non rappresentavano un ostacolo ai nostri assalti. Le nostre torri, più alte delle mura, bersagliavano, con dardi e palle di fuoco, gli assedianti. E se la notte non avesse interrotto il combattimento, avrebbero iniziato e concluso, nel giro di un unico giorno, l'espugnazione della città.