Traduzione di Paragrafo 14, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Ceterum Gotarzes, nondum satis aucto exercitu, flumine Corma pro munimento uti, et quamquam per insectationes et nuntios ad proelium vocaretur, nectere moras, locos mutare et missis corruptoribus exuendam ad fidem hostis emercari. Ex quis Izates Adiabeno, mox Acbarus Arabum cum exercitu abscedunt, levitate gentili, et quia experimentis cognitum est barbaros malle Roma petere reges quam habere. At Meherdates validis auxiliis nudatus, ceterorum proditione suspecta, quod unum reliquum, rem in casum dare proelioque experiri statuit. Nec detrectavit pugnam Gotarzes deminutis hostibus ferox; concursumque magna caede et ambiguo eventu, donec Carenem profligatis obviis longius evectum integer a tergo globus circumveniret. Tum omni spe perdita Meherdates, promissa Parracis paterni clientis secutus, dolo eius vincitur traditurque victori. Atque ille non propinquum neque Arsacis de gente, sed alienigenam et Romanum increpans, auribus decisis vivere iubet, ostentui clementiae suae et in nos dehonestamento. Dein Gotarzes morbo obiit, accitusque in regnum Vonones Medos tum praesidens. Nulla huic prospera aut adversa quis memoraretur: brevi et inglorio imperio perfunctus est, resque Parthorum in filium eius Vologesen translatae.

Traduzione all'italiano


Gotarze con l'esercito non ancora ben rafforzato, sfruttava come difesa il fiume Corma e, benché provocato a battaglia con insulti e sfide, prendeva tempo, si spostava e inviava suoi emissari a indurre, col denaro, i nemici al tradimento. Fra questi l'adiabeno Izate e poi Acbaro, re degli Arabi, lasciarono il campo coi loro eserciti, per l'incostanza propria di quei popoli e perché, alla prova dei fatti, si è potuto vedere come i barbari preferiscano chiedere a Roma i loro re che non tenerseli. Allora Meerdate, privato di validi sostegni e presentendo il tradimento degli altri, poiché non gli restavano alternative, sfida la sorte e decide di misurarsi in combattimento. Gotarze, reso sicuro dall'indebolimento dei suoi nemici, non rifiutò la battaglia. Si combatté in sanguinosi assalti d'esito incerto, finché Carene, respinte le truppe a lui di fronte e spintosi troppo oltre nell'inseguimento, non venne intrappolato alle spalle da nugoli di nemici ancora freschi. Allora Meerdate, persa ogni speranza, si affida alle promesse di un cliente di suo padre, Parrace, ma, tradito, finisce in catene e viene consegnato al vincitore. Questi si rifiuta di riconoscerlo suo parente e appartenente agli Arsacidi, lo insulta come straniero e romano, dopo di che gli impone, mozzatigli gli orecchi, di vivere, come prova della sua clemenza e del nostro disonore. In seguito alla morte, per malattia, di Gotarze, venne chiamato al regno Vonone, allora satrapo dei Medi. Le sue vicende, nel bene e nel male, non sono memorabili: morì dopo un regno breve e senza gloria, e la potenza dei Parti passò nelle mani del figlio Vologese.