Traduzione di Paragrafo 12, Libro 12 di Tacito

Versione originale in latino


Ea tempestate Cassius ceteros praeminebat peritia legum: nam militares artes per otium ignotae, industriosque aut ignavos pax in aequo tenet. Ac tamen quantum sine bello dabatur, revocare priscum morem, exercitare legiones, cura provisu perinde agere ac si hostis ingrueret: ita dignum maioribus suis et familia Cassia per illas quoque gentis celebrata. Igitur excitis quorum de sententia petitus rex, positisque castris apud Zeugma, unde maxime pervius amnis, postquam inlustres Parthi rexque Arabum Acbarus advenerat, monet Meherdaten barbarorum impetus acris cunctatione languescere aut in perfidiam mutari: ita urgeret coepta. Quod spretum fraude Acbari, qui iuvenem ignarum et summam fortunam in luxu ratum multos per dies attinuit apud oppidum Edessam. Et vocante Carene promptasque res ostentante, si citi advenissent, non comminus Mesopotamiam, sed flexu Armeniam petivit, id temporis importunam, quia hiems occipiebat.

Traduzione all'italiano


Eccelleva Cassio su tutti, a quel tempo, nella scienza giuridica: quanto ai talenti militari, in assenza di guerre, restano sconosciuti, e la pace mette sullo stesso piano le persone capaci e gli inetti. Tuttavia, pur nei limiti di un'età senza guerre, Cassio manteneva viva la tradizione di un tempo e teneva in esercizio le legioni, attento e previdente in tutto, come se il nemico gli stesse di fronte, e ciò riteneva degno dei suoi avi e della famiglia Cassia, celebre anche fra quei popoli. Quindi convoca quanti avevano chiesto il nuovo re e, posto il campo a Zeugma, in un punto dove il guado era ideale, dopo l'arrivo delle personalità dei Parti e del re d'Arabia Acbaro, avverte Meerdate che l'iniziale entusiasmo dei barbari, di fronte alle esitazioni, rischiava di smorzarsi, fino a passare al tradimento: doveva perciò agire rapidamente. Consiglio disatteso per l'inganno di Acbaro, che trattenne molti giorni nella città di Edessa il giovane, inesperto e convinto che la fortuna del sommo potere si esprima nei piaceri. Invano lo sollecitava Carene, assicurandogli un facile successo, se si fossero mossi velocemente: si diresse invece non verso la Mesopotamia, a portata di mano, bensì puntò, con un lungo giro, verso l'Armenia, regione poco praticabile in quella stagione, con l'inverno ormai alle porte.