Traduzione di Paragrafo 7, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


Et postguam adnuit, agere incipiunt: quem illum tanta superbia esse ut aeternitatem famae spe praesumat? Usui et rebus subsidium praeparari ne quis inopia advocatorum potentibus obnoxius sit. Neque tamen eloquentiam gratuito contingere: omitti curas familiaris ut quis se alienis negotiis intendat. Multos militia, quosdam exercendo agros tolerare vitam: nihil a quoquam expeti nisi cuius fructus ante providerit. Facile Asinium et Messalam, inter Antonium et Augustum bellorum praemiis refertos, aut ditium familiarum heredes Aeserninos et Arruntios magnum animum induisse. Prompta sibi exempla, quantis mercedibus P. Clodius aut C. Curio contionari soliti sint. Se modicos senatores qui quieta re publica nulla nisi pacis emolumenta peterent. Cogitaret plebem quae toga enitesceret: sublatis studiorum pretiis etiam studia peritura. Ut minus decora haec, ita haud frustra dicta princeps ratus, capiendis pecuniis posuit modum usque ad dena sestertia quem egressi repetundarum tenerentur.

Traduzione all'italiano


Assentì Claudio, e allora cominciarono a svolgere la loro difesa: chi era tanto superbo da presumere e sperare di poter ottenere l'eternità della fama? La difesa - dicevano - assolve, nei fatti, a una funzione pratica: evitare che uno, per mancanza di avvocati, sia vittima delle prepotenze. D'altra parte, all'eloquenza non si perviene senza costi: comporta il sacrificio dei propri interessi, se ci si occupa degli affari altrui. Molti campano servendo sotto le armi, alcuni coltivando la terra; ma nessuno si pone obiettivi, se prima non ne ha previsto l'utile. Era facile, per Asinio e Messalla, arricchiti coi bottini delle guerre tra Antonio e Augusto, oppure per gli Esernini e gli Arrunzi, eredi di famiglie tanto facoltose, fare i magnanimi. Ma potevano far ricorso, anch'essi, a ben altri esempi: quanto si facevano di solito pagare i loro discorsi Publio Clodio e Gaio Curione? Essi invece erano modesti senatori, che, in uno stato in condizioni di pace, non cercavano se non i benefici della pace. E considerasse il principe gli uomini della plebe, che si facevano un nome con la toga: togliamo un compenso alla cultura dell'eloquenza e finirà anche quella cultura. Tali argomentazioni, benché meno dignitose, il principe le ritenne non trascurabili e fissò il limite degli onorari a diecimila sesterzi, superati i quali s'incorreva nel reato di concussione.