Traduzione di Paragrafo 6, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


Deinde obstrepentibus iis quibus ea contumelia parabatur, discors Suillio Silius acriter incubuit, veterum oratorum exempla referens qui famam et posteros praemia eloquentiae cogitavissent. Pulcherrimam alioquin et bonarum artium principem sordidis ministeriis foedari; ne fidem quidem integram manere uhi magnitudo quaestuum spectetur. Quod si in nullius mercedem negotia agantur pauciora fore: nunc inimicitias accusationes, odia et iniurias foveri, ut quo modo vis morborum pretia medentibus, sic fori tabes pecuniam advocatis ferat. Meminissent Asinii, Messalae ac recentiorum Arruntii et Aesernini: ad summa provectos incorrupta vita et facundia. Talia dicente consule designato, consentientibus aliis, parabatur sententia qua lege repetundarum tenerentur, cum Suillius et Cossutianus et ceteri qui non iudicium, quippe in manifestos, sed poenam statui videbant, circumsistunt Caesarem ante acta deprecantes.

Traduzione all'italiano


Di fronte alle proteste di coloro contro i quali era diretta tale proposta, che non poteva non suonare a loro vergogna, Silio, avverso a Suillio, insistette con fermezza, adducendo l'esempio degli antichi oratori, che avevano ritenuto la fama tra i posteri premio bastevole alla loro eloquenza. In caso contrario - argomentava - si svilisce in sordidi servizi la più bella e la prima delle arti liberali; neppure la lealtà è salva, quando l'obiettivo sta nei grandi guadagni. Se le difese escludessero un compenso, i processi sarebbero meno numerosi: ora invece si favoriscono inimicizie, delazioni, rancori e violenze, perché, come l'infierire dei morbi consente guadagni ai medici, così la peste del foro procura denaro agli avvocati. Non si ricordavano di Gaio Asinio, di Marco Messalla e, fra i più recenti, di Arrunzio e di Esernino? Tutti elevati ai sommi onori per la vita incorrotta e l'eloquenza senza macchia! Poiché, dopo tale intervento del console designato, appoggiato da altri, si profilava la proposta di sottoporre a processo gli avvocati venali, Suillio e Cossuziano e tutti gli altri, che vedevano configurarsi per loro non un processo, essendo plateale la loro colpa, bensì una pena, si stringono attorno a Claudio, supplicando la grazia per il loro passato.