Traduzione di Paragrafo 5, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


Continuus inde et saevus accusandis reis Suillius multique audaciae eius aemuli; nam cuncta legum et magistratuum munia in se trahens princeps materiam praedandi patefecerat. Nec quicquam publicae mercis tam venale fuit quam advocatorum perfidia, adeo ut Samius, insignis eques Romanus, quadringentis nummorum milibus Suillio datis et cognita praevaricatione ferro in domo eius incubuerit. Igitur incipiente C. Silio consule designato, cuius de potentia et exitio in tempore memorabo, consurgunt patres legemque Cinciam flagitant, qua cavetur antiquitus ne quis ob causam orandam pecuniam donumve accipiat.

Traduzione all'italiano


Da allora Suillio imperversò senza sosta come delatore, pur trovando molti concorrenti in quel comportamento così impudente: infatti il principe, concentrando nelle sue mani tutti i poteri delle leggi e le competenze dei magistrati, aveva aperto ampie possibilità a questa forma di brigantaggio. Nessuna merce offerta al pubblico fu tanto venduta quanto la perfidia degli avvocati, al punto che Samio, noto cavaliere romano, resosi conto, dopo aver versato quattrocentomila sesterzi a Suillio, che quest'ultimo s'era accordato con la parte avversa, si trafisse, nella casa di quello, con la spada. A questo punto, per iniziativa del console designato Gaio Silio, della cui potenza e della cui rovina parlerò a suo tempo, insorgono i senatori, sollecitando l'applicazione della legge Cincia, che, da tempi molto antichi, fa divieto a chiunque di accettare doni o denaro per la sua opera di difesa in tribunale.