Traduzione di Paragrafo 38, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


Tunc primum fortunam suam introspexit ferrumque accepit, quod frustra ingulo aut pectori per trepidationem admovens ictu tribuni transigitur. Corpus matri concessum. Nuntiatumque Claudio epulanti perisse Messalinam, non distincto sua an aliena manu. Nec ille quaesivit, poposcitque poculum et solita convivio celebravit. Ne secutis quidem diebus odii gaudii, irae tristitiae, ullius denique humani adfectus signa dedit, non cum laetantis accusatores aspiceret, non cum filios maerentis. Iuvitque oblivionem eius senatus censendo nomen et effigies privatis ac publicis locis demovendas. Decreta Narcisso quaestoria insignia, levissimum fastidii eius, cum super Pallantem et Callistum ageret, honesta quidem, sed ex quis deterrima orerentur [tristitiis multis].

Traduzione all'italiano


Allora per la prima volta intuì il suo destino e afferrò un pugnale, cercando invano, nell'emozione violenta, di colpirsi la gola e il petto, ma è trafitta da un colpo del tribuno. Il corpo fu lasciato alla madre. Venne riferito a Claudio, ancora a mensa, che Messalina era morta, senza specificare se di propria mano o d'altri; né lui si informò: chiese una tazza e continuò, come prima, il banchetto. Neppure nei giorni successivi diede segno di odio o di gioia, d'ira o di tristezza, insomma di nessun sentimento umano, non di fronte alla gioia degli accusatori, non davanti al dolore dei figli. A dimenticarla lo aiutò il senato, con la delibera di togliere il nome e le statue di lei dai luoghi privati e pubblici. A Narcisso furono conferite le insegne di questore, compenso irrisorio rispetto alla sua arroganza, ora che si sentiva superiore a Pallante e a Callisto, azioni certo meritorie, ma quali mali tremendi ne sarebbero nati!