Traduzione di Paragrafo 34, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


Crebra post haec fama fuit, inter diversas principis voces, cum modo incusaret flagitia uxoris, aliquando ad memoriam coniugii et infantiam liberorum revolveretur, non aliud prolocutum Vitellium quam 'o facinus! o scelus!' instabat quidem Narcissus aperire ambages et veri copiam facere: sed non ideo pervicit quin suspensa et quo ducerentur inclinatura responderet exemploque eius Largus Caecina uteretur. Et iam erat in aspectu Messalina clamitabatque audiret Octaviae et Britannici matrem, cum obstrepere accusator, Silium et nuptias referens; simul codicillos libidinum indices tradidit, quis visus Caesaris averteret. Nec multo post urbem ingredienti offerebantur communes liberi, nisi Narcissus amoveri eos iussisset. Vibidiam depellere nequivit quin multa cum invidia flagitaret ne indefensa coniunx exitio daretur. Igitur auditurum principem et fore diluendi criminis facultatem respondit: iret interim virgo et sacra capesseret.

Traduzione all'italiano


Corse in seguito insistente la voce che, in mezzo ai contraddittori sfoghi del principe, il quale se la prendeva ora con l'infame condotta della moglie e ora tornava al pensiero del matrimonio e ai figli ancora bambini, Vitellio non abbia esclamato altro se non "Che vergogna! Che delitto!". Narcisso insisteva perché chiarisse quelle parole enigmatiche e svelasse il suo vero pensiero, ma non riuscì a ottenere che risposte equivoche e interpretabili come si voleva, mentre Largo Cecina si comportava nello stesso modo. Già era apparsa Messalina e gridava che Claudio ascoltasse la madre di Ottavia e di Britannico, quando si alzò la voce dell'accusatore a denunziare Silio e le nozze, e intanto consegnò a Claudio uno scritto contenente prove delle dissolutezze della moglie per distogliere da lei gli occhi di Cesare. E poco dopo, al momento del suo ingresso in città, stavano per presentargli i figli comuni, ma Narcisso diede ordine di allontanarli. Non riuscì invece a respingere Vibidia e a impedirle di chiedere, in termini perentori, che non si condannasse a morte una moglie senza averle concesso di difendersi. Le rispose che il principe avrebbe ascoltato Messalina, consentendole una discolpa: invitava intanto la vestale a tornare ad attendere ai riti sacri.