Traduzione di Paragrafo 31, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


Tum potissimumquemque amicorum vocat, primumque rei frumentariae praefectum Turranium, post Lusium Getam praetorianis impositum percontatur. Quis fatentibus certatim ceteri circumstrepunt, iret in castra, firmaret praetorias cohortis, securitati ante quam vindictae consuleret. Satis constat co pavore offusum Claudium ut identidem interrogaret an ipse imperii potens, an Silius privatus esset. At Messalina non alias solutior luxu, adulto autumno simulacrum vindemiae per domum celebrabat. Urgeri prela, fluere lacus; et feminae pellibus accinctae adsultabant ut sacrificantes vel insanientes Bacchae; ipsa crine fluxo thyrsum quatiens, iuxtaque Silius hedera vinctus, gerere cothurnos, iacere caput, strepente circum procaci choro. Ferunt Vettium Valentem lascivia in praealtam arborem conisum, interrogantibus quid aspiceret, respondisse tempestatem ab Ostia atrocem, sive coeperat ea species, seu forte lapsa vox in praesagium vertit.

Traduzione all'italiano


Chiama allora a sé gli amici più autorevoli e interroga anzitutto il prefetto dell'annona Turranio e poi il comandante dei pretoriani Lusio Geta. Essi ammettono la verità e gli altri, attorno a lui, escono in una ridda di incitamenti: doveva andare alla caserma, assicurarsi la fedeltà delle truppe pretorie e pensare alla sicurezza prima che alla vendetta. Claudio - e il fatto è certo - era così sopraffatto dalla paura che continuava a chiedere se il potere era nelle sue mani e se Silio era un privato cittadino. Messalina intanto, più sfrenata che mai, celebrava - era autunno avanzato - dentro la sua casa, con uno spettacolo, la festa della vendemmia. Si premevano torchi, straripavano i tini del mosto tra danze di donne cinte di pelli, come baccanti intente al sacrificio o in preda al furore. Messalina agitava follemente, coi capelli disciolti, un tirso e, accanto, Silio, cinto d'edera e calzato di coturni, agitava il capo in mezzo agli strepiti di un coro procace. Raccontano che a Vezzio Valente, arrampicato, in quel clima lascivo, su un alto albero, abbiano chiesto che cosa vedesse, e lui, di risposta: "Una terribile tempesta da Ostia", sia che realmente fosse in vista, sia che questa casuale battuta abbia assunto il valore di un presagio.