Traduzione di Paragrafo 3, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


Sed consultanti super absolutione Asiatici flens Vitellius, commemorata vetustate amicitiae utque Antoniam principis matrem pariter observavissent, dein percursis Asiatici in rem publicam officiis recentique adversus Britanniam militia, quaeque alia conciliandae misericordiae videbantur, liberum mortis arbitrium ei permisit; et secuta sunt Claudii verba in eandem clementiam. Hortantibus dehinc quibusdam inediam et lenem exitum, remittere beneficium Asiaticus ait: et usurpatis quibus insueverat exercitationibus, lauto as corpore, hilare epulatus, cum se honestius calliditate Tiberii vel impetu G. Caesaris periturum dixisset quam quod fraude muliebri et impudico Vitellii ore caderet, venas exolvit, viso tamen ante rogo iussoque transferri partem in aliam ne opacitas arborum vapore ignis minueretur: tantum illi securitatis novissimae fuit.

Traduzione all'italiano


Quando Claudio lo interpellò su un'eventuale assoluzione di Asiatico, Vitellio, ricordata tra le lacrime l'antica amicizia e la comune devozione per Antonia, madre del principe, nonché i passati servigi di Asiatico allo stato, la recente campagna contro i Britanni e quant'altro sembrava utile a suscitare pietà, concluse consentendo che Asiatico fosse libero di scegliere come morire. Si espresse poi Claudio nel senso della medesima generosità. Asiatico allora, di fronte al suggerimento di alcuni di scegliere il digiuno e un dolce trapasso, rispose di rinunciare a quel beneficio. Compì i soliti esercizi fisici, prese il bagno, pranzò in allegria e, dopo aver commentato che sarebbe stato più onorevole morire vittima della perfida astuzia di Tiberio o per un impeto di violenza di Gaio Cesare, che non per le trame di una donna e per le sconce parole di Vitellio, si tagliò le vene. Ma prima ispezionò il rogo e ordinò di spostarlo in un altro punto, per non danneggiare col fumo la densa fronda degli alberi: tale la sua serenità in punto di morte.