Traduzione di Paragrafo 29, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


Ac primo Callistus, iam mihi circa necem G. Caesaris narratus, et Appianae cacdis molitor Narcissus fagrantissimaque eo in tempore gratia Pallas agitavere, num Messalinam secretis minis depellerent amore Silii, cuncta alia dissimulantes. Dein metu ne ad perniciem ultro traherentur, desistunt, Pallas per ignaviam, Callistus prioris quoque regiae peritus et potentiam cautis quam acribus consiliis tutius haberi: perstitit Narcissus, solum id immutans ne quo sermone praesciam criminis et accusatoris faceret. Ipse ad occasiones intentus, longa apud Ostiam Caesaris mora, duas paelices, quarum is corpori maxime insueverat, largitione ac promissis et uxore deiecta plus potentiae ostentando perpulit delationem subire.

Traduzione all'italiano


In un primo tempo Callisto, di cui ho già trattato in relazione alla morte di Gaio Cesare, e Narcisso, l'organizzatore dell'assassinio di Appio, e Pallante, che in quel momento godeva di un particolare favore presso Claudio, pensarono se non occorresse staccare, con segrete minacce, Messalina dall'amore di Silio, chiudendo gli occhi sul resto. Ma poi, nel timore di procurarsi la rovina con le proprie mani, desistettero, Pallante per viltà, Callisto per le esperienze fatte nella precedente corte e sapendo che è più sicuro il potere fondato sulla cautela che non sui gesti radicali. Persistette solo Narcisso, con l'unica modificazione del piano, quella di non dire una parola che potesse far capire in anticipo a Messalina l'accusa e l'accusatore. Spiava dunque l'occasione e la colse nel prolungato soggiorno di Claudio ad Ostia: con doni, promesse e col miraggio che la loro influenza sarebbe cresciuta, se la moglie fosse stata tolta di mezzo, spinse alla delazione due cortigiane, ai cui abbracci il principe s'era abituato.