Traduzione di Paragrafo 28, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


Igitur domus principis inhorruerat, maximeque quos penes potentia et, si res verterentur, formido, non iam secretis conloquiis, sed aperte fremere, dum histrio cubiculum principis insultaverit, dedecus quidem inlatum, sed excidium procul afuisse: nunc iuvenem nobilem dignitate formae, vi mentis ac propinquo consulatu maiorem ad spem accingi; nec enim occultum quid post tale matrimonium superesset. Subibat sine dubit, metus reputantis hebetem Claudium et uxori devinctum multasque mortes iussu Messalinae patratas: rursus ipsa facilitas imperatoris fiduciam dabat, si atrocitate criminis praevaluissent, posse opprimi damnatam ante quam ream; sed in eo discrimen verti, si defensio audiretur, utque clausae aures etiam confitenti forent.

Traduzione all'italiano


La corte del principe fu invasa da orrore e sopra tutti lo furono quanti erano potenti e quindi in preda allo sgomento che la situazione cambiasse. Non più in segrete confidenze, ma apertamente esprimevano la loro inquietudine: finché un istrione aveva violato la stanza da letto del principe, s'era bensì recato oltraggio e disonore, ma nessun pericolo di eccidio s'era profilato; ora invece si trattava di un giovane patrizio, di grande fascino personale, intelligente, che, già vicino al consolato, si accingeva a speranze più alte; e non era un mistero che ciò sarebbe avvenuto dopo tale matrimonio. Non potevano non essere presi dalla paura al pensiero di un Claudio inebetito e attaccato alla moglie, oltre che dei molti assassini eseguiti per ordine di Messalina. Per converso, la stessa arrendevolezza dell'imperatore li apriva alla fiducia che, se si fossero imposti, facendo valere la portata criminosa dei fatti, Messalina potesse soccombere, purché condannata prima d'essere sottoposta a giudizio. Ma proprio qui stava il problema, e cioè che le orecchie di Claudio, se Messalina avesse cercato di difendersi, rimanessero chiuse, anche nel caso di un'aperta confessione.