Traduzione di Paragrafo 22, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


Interea Romae, nullis palam neque cognitis mox causis, Cn. Nonius eques Romanus ferro accinctus reperitur in coetu salutantum principem. Nam postquam tormentis dilaniabatur, de se non infitiatus conscios non edidit, in certum an occultans.
Isdem consulibus P. Dolabella censuit spectaculum gladiatorum per omnis annos celebrandum pecunia eorum qui quaesturam adipiscerentur. Apud maiores virtutis id praemium fuerat, cunctisque civium, si bonis artibus fiderent, licitum petere magistratus; ac ne aetas quidem distinguebatur quin prima iuventa consulatum et dictaturas inirent. Sed quaestores regibus etiam tum imperantibus instituti sunt, quod lex curiata ostendit ab L. Bruto repetita. Mansitque consulibus potestas deligendi, donec cum quoque honorem populus mandaret. Creatique primum Valerius Potitus et Aemilius Mamercus sexagesimo tertio anno post Tarquinios exactos, ut rem militarem comitarentur. Dein gliscentibus negotiis duo additi qui Romae curarent: mox duplicatus numerus, stipendiaria iam Italia et accedentibus provinciarum vectigalibus: post lege Sullae viginti creati supplendo senatui, cui indicia tradiderat. Et quamquam equites iudicia reciperavissent, quaestura tamen ex dignitate candidatorum aut facilitate tribuentium gratuito concedebatur, donec sententia Dolabellae velut venundaretur.

Traduzione all'italiano


Intanto a Roma, senza un motivo evidente, né in seguito risaputo, il cavaliere romano Gneo Nonio venne trovato, armato, nel gruppo di quanti ossequiavano il principe. Straziato dalle torture, ammise il suo gesto, ma non fece il nome dei complici, e non si sa se avesse qualcuno da coprire. Nello stesso anno Publio Dolabella propose l'allestimento annuale di uno spettacolo di gladiatori, a spese di quanti ottenevano la questura. Per gli antichi quella carica era stata un premio alle capacità e tutti i cittadini, puntando sui propri meriti, potevano aspirare a tale magistratura. E non v'era neppure distinzione d'età per l'accesso, pur ancor giovani, al consolato o alla dittatura. L'istituzione dei questori risale a quando il potere era detenuto dai re, come dimostra la legge Curiata, ripristinata da Lucio Bruto. Rimase ai consoli la facoltà di sceglierli, finché non spettò al popolo designare a quella carica. I primi a essere così eletti furono Valerio Potito ed Emilio Mamerco, sessantatré anni dopo la cacciata dei Tarquini, col compito di seguire le operazioni militari. Poi, col moltiplicarsi dell'attività pubblica, se ne aggiunsero altri due, responsabili dei problemi di Roma. In seguito il numero fu raddoppiato, quando l'Italia venne soggetta ai tributi di Roma e si aggiunsero le imposte delle province. Successivamente, con una legge di Silla, ne furono creati venti, per riempire i vuoti del senato, al quale aveva affidato l'amministrazione della giustizia. E benché poi i cavalieri avessero recuperato l'esercizio di questa funzione, la questura venne concessa o in base ai meriti dei candidati o per la compiacenza degli elettori, ma sempre gratuitamente, fino a che, con la proposta di Dolabella, veniva, per così dire, messa in vendita.