Traduzione di Paragrafo 21, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


De origine Curtii Rufi, quem gladiatore genitum quidam prodidere, neque falsa prompserim et vera exequi pudet. Postquam adolevit, sectator quaestoris, cui Africa obtigerat, dum in oppido Adrumeto vacuis per medium diei porticibus secretus agitat, oblata ei species muliebris ultra modum humanum et audita est vox 'tu es, Rufe, qui in hanc provinciam pro consule venies.' tali omine in spem sublatus degressusque in urbem largitione amicorum, simul acri ingenio quaesturam et mox nobilis inter candidatos praeturam principis suffragio adsequitur, cum hisce verbis Tiberius dedecus natalium eius velavisset: 'Curtius Rufus videtur mihi ex se natus.' longa post haec senecta, et adversus superiores tristi adulatione, adrogans minoribus, inter pares difficilis, consulare imperium, triumphi insignia ac postremo Africam obtinuit; atque ibi defunctus fatale praesagium implevit.

Traduzione all'italiano


Sulle origini di Curzio Rufo, che alcuni dissero nato da un gladiatore, non vorrei dire il falso, ma ho ritegno a riferire il vero. Era appena uscito dalla giovinezza quando entrò nel seguito del questore cui era toccata l'Africa; mentre un giorno, sull'ora del meriggio, se ne stava appartato sotto i portici deserti di Adrumeto, gli apparve una figura di donna d'aspetto sovrumano e così l'udì parlare: "Sarai tu, Rufo, a venire proconsole in questa provincia". Carico di speranza per tale augurio, tornò a Roma e, con l'aiuto in denaro di amici e con l'intraprendenza, ottenne la questura e poi, pur fra candidati nobili, la pretura con l'appoggio del principe. Tiberio aveva posto un velo sulla sconveniente bassezza dei suoi natali con queste parole: "Curzio Rufo a me pare figlio di se stesso". Ed eccolo, nella lunga vecchiaia che seguì, basso adulatore verso i superiori, arrogante coi subalterni, scontroso coi suoi pari: ottenne il potere di console, le insegne trionfali e infine l'Africa. Qui morì a compimento del fatale presagio.