Traduzione di Paragrafo 20, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


Iam castra in hostili solo molienti Corbuloni eae litterae redduntur. Ille re subita, quamquam multa simul offunderentur, metus ex imperatore, contemptio ex barbaris, ludibrium apud socios, nihil aliud prolocutus quam 'beatos quondam duces Romanos,' signum receptui dedit. Ut tamen miles otium exueret, inter Mosam Rhenumque trium et viginti milium spatio fossam perduxit, qua incerta Oceani vitarentur. Insignia tamen triumphi indulsit Caesar, quamvis bellum negavisset.
Nec multo post Curtius Rufus eundem honorem adipiscitur, qui in agro Mattiaco recluserat specus quaerendis venis argenti; unde tenuis fructus nec in longum fuit: at legionibus cum damno labor, effodere rivos, quaeque in aperto gravia, humum infra moliri. Quis subactus miles, et quia pluris per provincias similia tolerabantur, componit occultas litteras nomine exercituum, precantium imperatorem, ut, quibus permissurus esset exercitus, triumphalia ante tribueret.

Traduzione all'italiano


L'ordine scritto giunse a Corbulone mentre già disponeva il campo in territorio nemico. Di fronte al cambiamento improvviso, benché molti pensieri gli attraversassero la mente, cioè la paura dell'imperatore, il disprezzo da parte dei barbari e il disonore presso gli alleati, non disse altro che "Beati i comandanti romani d'un tempo" e diede l'ordine di ripiegare. Per sottrarre i soldati all'ozio, fece costruire tra la Mosa e il Reno un canale di ventitré miglia, consentendo così di evitare i rischi dell'Oceano. Cesare comunque, pur avendogli negato la guerra, concesse a Corbulone l'onore del trionfo. Poco dopo viene assegnato lo stesso onore a Curzio Rufo, che aveva operato degli scavi, nel territorio di Mattio, alla ricerca di vene d'argento: il tentativo diede scarsi frutti e non si protrasse a lungo, ma comportò per le legioni una fatica estenuante e piena di rischi, nello scavare gallerie e compiere, sotto terra, quelle operazioni che sono già faticose all'aperto. I soldati, sottoposti a tali durezze, considerato che simili fatiche dovevano affrontarle anche in non poche altre province, scrissero una lettera segreta, a nome degli eserciti, in cui pregavano l'imperatore di concedere, a chi avesse posto al comando di un esercito, le insegne del trionfo in anticipo.