Traduzione di Paragrafo 2, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


Neque data senatus copia: intra cubiculum auditur, Messalina coram et Suillio corruptionem militum, quos pecunia et stupro in omne flagitium obstrictos arguebat, exim adulterium Poppaeae, postremum mollitiam corporis obiectante. Ad quod victo silentio prorupit reus et 'interroga' inquit, 'Suilli, filios tuos: virum esse me fatebuntur.' ingressusque defensionem, commoto maiorem in modum Claudio, Messalinae quoque lacrimas excivit. Quibus abluendis cubiculo egrediens monet Vitellium ne elabi reum sineret: ipsa ad perniciem Poppaeae festinat, subditis qui terrore carceris ad voluntariam mortem propellerent, adeo ignaro Caesare ut paucos post dies epulantem apud se maritum eius Scipionem percontaretur cur sine uxore discubuisset, atque ille functam fato responderet.

Traduzione all'italiano


Non gli fu concesso di difendersi in senato: lo si interrogò nella camera dell'imperatore, in presenza di Messalina, con Suillio che formulava le accuse: corruzione di militari, indotti a ogni infamia, secondo le sue asserzioni, con denaro e consentendo atti di libidine; adulterio con Poppea e infine effeminatezza sessuale. Di fronte a questa accusa, incapace di contenersi, l'imputato ruppe il silenzio: "Suillio, chiedilo ai tuoi figli!: loro ti diranno che sono un uomo." Dopo aver dato inizio alla difesa, impressionò in modo particolare Claudio e strappò lacrime anche a Messalina. Ma costei nel lasciare la stanza per asciugarsi le lacrime, avverte Vitellio di non lasciarsi sfuggire l'accusato; personalmente affretta la rovina di Poppea, istigando qualcuno a indurla al suicidio con la cupa prospettiva del carcere; fece tutto ciò senza che Claudio nulla sapesse, al punto che quest'ultimo, pochi giorni dopo, durante un banchetto in casa sua, chiese al marito di lei, Scipione, perché fosse presente senza moglie, ed egli gli rispose che il destino di lei s'era compiuto.