Traduzione di Paragrafo 18, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


Per idem tempus Chauci nulla dissensione domi et morte Sanquinii alacres, dum Corbulo adventat, inferiorem Germaniam incursavere duce Gannasco, qui natione Canninefas, auxiliare stipendium meritus, post transfuga, levibus navigiis praedabundus Gallorum maxime oram vastabat, non ignarus ditis et imbellis esse. At Corbulo provinciam ingressus magna cum cura et mox gloria, cui principium illa militia fuit, triremis alveo Rheni, ceteras navium, ut quaeque habiles, per aestuaria et fossas adegit; luntribusque hostium depressis et exturbato Gannasco, ubi praesentia satis composita sunt, legiones operum et laboris ignavas, populationibus laetantis, veterem ad morem reduxit, ne quis agmine decederet nec pugnam nisi iussus iniret. Stationes vigiliae, diurna nocturnaque munia in armis agitabantur; feruntque militem quia vallum non accinctus, atque alium quia pugione tantum accinctus foderet, morte punitos. Quae nimia et incertum an falso iacta originem tamen e severitate ducis traxere; intentumque et magnis delictis inexorabilem scias cui tantum asperitatis etiam adversus levia credebatur.

Traduzione all'italiano


In quello stesso tempo i Cauci, senza motivi di discordie interne, resi audaci dalla morte di Sanquinio, mentre era in arrivo Corbulone, fecero incursioni nella Germania inferiore, sotto la guida di Cannasco, che, Canninefate di nascita, dopo il servizio tra i nostri ausiliari, aveva disertato e ora sottoponeva a saccheggi, con naviglio leggero, la costa, in particolare della Gallia, che sapeva ricca e indifesa. Corbulone, entrato nella sua provincia, mostrandosi subito efficiente e acquistando poi quella gloria, che ebbe inizio proprio con quel fatto d'armi, spinse le triremi lungo il corso del Reno e poi altre imbarcazioni, secondo la possibilità d'impiego, attraverso lagune e canali. Affonda le imbarcazioni nemiche, costringe alla fuga Cannasco e, normalizzata la situazione, riportò al rispetto delle vecchie regole militari le legioni insofferenti di lavori e fatiche, ma amanti solo dei saccheggi, imponendo a tutti di stare nel proprio reparto durante i trasferimenti e di attaccare solo dietro ordine. I corpi di guardia, i turni di sentinella e i servizi militari, di giorno e di notte, dovevano essere compiuti con le armi; e narrano che un soldato, perché senza spada, e un altro, perché armato di solo pugnale, siano stati puniti con la morte. Racconti esagerati e forse menzogneri: trassero però la loro origine dalla severità del comandante. Quanto fosse attento e inesorabile di fronte a gravi mancanze, non è difficile capirlo, se gli si attribuiva tanto rigore in questioni di importanza secondaria.