Traduzione di Paragrafo 17, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


His atque talibus magnas copias coegere, nec pauciores Italicum sequebantur. Non enim inrupisse ad invitos sed accitum memorabat, quando nobilitate ceteros anteiret: virtutem experirentur, an dignum se patruo Arminio, avo Actumero praeberet. Nec patrem rubori, quod fidem adversus Romanos volentibus Germanis sumptam numquam omisisset. Falso libertatis vocabulum obtendi ab iis qui privatim degeneres, in publicum exitiosi, ninil spei nisi per discordias habeant. Adstrepebat huic alacre vulgus; et magno inter barbaros proelio victor rex, dein secunda fortuna ad superbiam prolapsus pulsusque ac rursus Langobardorum opibus refectus per laeta per adversa res Cheruscas adflictabat.

Traduzione all'italiano


Con questi e simili argomenti raccolsero forze considerevoli; ma non erano meno numerosi quanti seguivano Italico. Il quale ricordava di non essersi imposto contro il loro volere, ma d'essere stato chiamato, perché superiore agli altri in nobiltà: mettessero alla prova il suo valore, per vedere se si mostrava degno dello zio Arminio e del nonno Actumero. Né arrossiva per il padre, perché non aveva mai tradito gli impegni verso i Romani, assunti col consenso dei Germani. E sbandieravano falsamente il nome della libertà quanti, indegni nella vita privata e rovinosi nella pubblica, potevano contare unicamente sulle discordie. La folla lo acclamava entusiasta; e il re riuscì vincitore da una grande battaglia tra barbari, ma poi scivolò, col successo, nella superbia e perse il trono; di nuovo rimessosi in sella, con l'aiuto dei Langobardi, pesò duramente, nel bene e nel male, sulle sorti dei Cherusci.