Traduzione di Paragrafo 11, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


Isdem consulibus ludi saeculares octingentesimo post Romam conditam, quarto et sexagesimo quam Augustus ediderat, spectati sunt. Utriusque principis rationes praetermitto, satis narratas libris quibus res imperatoris Domitiani composui. Nam is quoque edidit ludos saecularis iisque intentius adfui sacerdotio quindecimvirali praeditus ac tunc praetor; quod non iactantia refero sed quia collegio quindecimvirum antiquitus ea cura et magistratus potissimum exequebantur officia caerimoniarum. Sedente Claudio circensibus ludis, cum pueri nobiles equis ludicrum Troiae inirent interque eos Britannicus imperatore genitus et L. Domitius adoptione mox in imperium et cognomentum Neronis adscitus, favor plebis acrior in Domitium loco praesagii acceptus est. Vulgabaturque adfuisse infantiae eius dracones in modum custodum, fabulosa et externis miraculis adsimilata: nam ipse, haudquaquam sui detractor, unam omnino anguem in cubiculo visam narrare solitus est.

Traduzione all'italiano


Nello stesso anno si poté assistere ai ludi secolari, ottocento anni dalla fondazione di Roma e sessantaquattro dalla loro istituzione, a opera di Augusto. Tralascio di esporre i calcoli dei due prÏncipi, cosa del resto già fatta nei libri da me scritti sull'imperatore Domiziano. Anch'egli infatti celebrò i ludi secolari, e me ne dovetti occupare molto da vicino per la mia carica sacerdotale di quindecemviro e per quella, contemporanea, di pretore. Non dico questo per vanto personale, ma perché la responsabilità di essi era, da sempre, affidata al collegio dei quindecemviri, e a quei magistrati in particolare spettava l'organizzazione delle cerimonie. Presenziava Claudio ai giochi del circo, aperti dal "gioco di Troia", rappresentato da giovani nobili a cavallo, fra i quali Britannico, figlio dell'imperatore e Lucio Domizio, assunto poi, per adozione e col nome di Nerone, all'impero; le simpatie popolari, più spiccate, per quest'ultimo furono accolte col valore di un presagio. Correva l'aneddoto che su di lui, bambino, avessero vegliato, come custodi, dei serpenti; ma è leggenda costruita a imitazione di eventi miracolosi di popoli stranieri. Infatti lo stesso Nerone, per nulla disposto a sminuirsi, era solito raccontare che nella stanza da letto non s'era notato altro che un unico serpente.