Traduzione di Paragrafo 10, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


Exim validissimas praefecturas invisit; et reciperare Armeniam avebat, ni a Vibio Marso, Syriae legato, bellum minitante cohibitus foret. Atque interim Gotarzes paenitentia concessi regni et vocante nobilitate, cui in pace durius servitium est, contrahit copias. Et hinc contra itum ad amnem Erinden; in cuius transgressu multum certato pervicit Vardanes, prosperisque proeliis medias nationes subegit ad flumen Sinden, quod Dahas Ariosque disterminat. Ibi modus rebus secundis positus: nam Parthi quamquam victores longinquam militiam aspernabantur. Igitur extructis monimentis, quibus opes suas testabatur nec cuiquam ante Arsacidarum tributa illis de gentibus parta, regreditur ingens gloria atque eo ferocior et subiectis intolerantior; qui dolo ante composito incautum venationique intentum interfecere, primam intra iuventam, sed claritudine paucos inter senum regum, si perinde amorem inter popularis quam metum apud hostis quaesivisset. Nece Vardanis turbatae Parthorum res inter ambiguos quis in regnum acciperetur. Multi ad Gotarzen inclinabant, quidam ad Meherdaten prolem Phraatis, obsidio nobis datum: dein praevaluit Gotarzes; potitusque regiam per saevitiam ac luxum adegit Parthos re s mittere ad principem Romanum occultas preces, quis permitti Meherdaten patrium ad fastigium orabant.

Traduzione all'italiano


Vardane ispezionò poi le prefetture più importanti; sognava di riprendere l'Armenia, ma fu trattenuto, con la minaccia di guerra, dal legato della Siria Vibio Marso. Frattanto Gotarze s'ebbe a pentire di aver ceduto il regno e, sotto la pressione dei nobili, per i quali la servitù, in tempo di pace, è più dura, raccoglie truppe. Lo scontro si verificò al fiume Erinde. Nel duro combattimento impegnato per attraversarlo ne uscì vincitore Vardane, il quale, in un seguito di successi, pose sotto controllo le popolazioni intermedie fino al fiume Sinde, che separa i Dai dagli Ari. Qui la sua fortuna trovò un limite: infatti i Parti, benché vincitori, recalcitravano di fronte a campagne troppo lontane. Perciò Vardane, innalzati monumenti a testimonianza della sua potenza e del fatto che nessuno degli Arsacidi, prima di lui, aveva imposto tributi a quei popoli, rientra onusto di gloria e, di conseguenza, tanto più altezzoso e perciò intollerabile per i sudditi. I quali, ordito un complotto, lo uccisero durante una caccia, quando, impegnato in essa, si lasciò cogliere impreparato: era ancora molto giovane, ma sarebbe stato pari, per fama, ai pochi re giunti a tarda età, se avesse cercato di suscitare tra i connazionali un affetto pari alla paura istillata nei suoi nemici. Con l'assassinio di Vardane la situazione tra i Parti divenne caotica, per l'incertezza esistente circa la successione al regno. Molti si schierarono per Gotarze, alcuni a favore di Meerdate, figlio di Fraate e nostro ostaggio. Finì per prevalere Gotarze: s'impossessò della reggia e, coi suoi modi crudeli e la sua dissolutezza, indusse i Parti a inviare, al principe romano, segrete richieste, perché fosse concesso a Meerdate di occupare il trono di suo padre.