Traduzione di Paragrafo 1, Libro 11 di Tacito

Versione originale in latino


[...] nam Valerium Asiaticum, bis consulem, fuisse quondam adulterum eius credidit, pariterque hortis inhians, quos ille a Lucullo cooptos insigni magnificentia extollebat, Suillium accusandis utrisque immittit. Adiungitur Sosibius Britannici educator qui per speciem benevolentiae moneret Claudium cavere vim atque opes principibus infensas: praecipoum auctorem Asiaticum interficiendi G. Caesaris non extimuisse contione in populi Romani fateri gloriamque facinoris ultro petere; clarum ex eo in urbe, didita per provincias fama parare iter ad Germanicos exercitus, quando genitus Viennae multisque et validis propinquitatibus subnixus turbare gentilis nationes promptum haberet. At Claudius nihil ultra scrutatus citis cum militibus tamquam opprimendo bello Crispinum praetorii praefectum misit, a quo repertus est apud Baias vinclisque inditis in urbem raptus.

Traduzione all'italiano


[47 d.C.] [...] (Messalina) infatti credeva che Valerio Asiatico, due volte console, fosse stato in passato amante di Poppea; nel contempo, avendo messo gli occhi sui giardini che, iniziati da Lucullo, Valerio sapeva valorizzare con fasto tanto vistoso, spinge Suillio ad accusarli entrambi. Gli mette al fianco Sosibio, il precettore di Britannico, col compito di suggerire a Claudio, fingendo di volere il suo bene, di guardarsi dalla potenza e dalla ricchezza, sempre insidiose per un principe: Asiatico - gli ricordava - era stato il principale organizzatore dell'assassinio di Gaio Cesare e non aveva esitato ad assumere, in un'assemblea del popolo romano, la responsabilità di quel gesto e ad attribuirsene la gloria: da qui la sua notorietà a Roma, mentre si spargeva nelle province la voce che si preparasse a recarsi presso gli eserciti in Germania, perché, nato a Vienna, contando sull'aiuto di numerose e autorevoli parentele, non gli sarebbe stato difficile sobillare quei popoli, che erano della sua terra. Claudio, senza ulteriori verifiche, mobilitò immediatamente, quasi si trattasse di soffocare una guerra, il prefetto del pretorio Crispino con reparti di soldati; costui rintracciò Valerio nei pressi di Baia e lo trascinò a Roma in catene.