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Traduzione di Paragrafo 79, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Actum deinde in senatu ab Arruntio et Ateio an ob moderandas Tiberis exundationes verterentur flumina et lacus, per quos augescit; auditaeque municipiorum et coloniarum legationes, orantibus Florentinis ne Clanis solito alveo demotus in amnem Arnum transferretur idque ipsis perniciem adferret. Congruentia his Interamnates disseruere: pessum ituros fecundissimos Italiae campos, si amnis Nar (id enim parabatur) in rivos diductus supersta gnavisset. Nec Reatini silebant, Velinum lacum, qua in Narem effunditur, obstrui recusantes, quippe in adiacentia erupturum; optume rebus mortalium consuluisse naturam, quae sua ora fluminibus, suos cursus utque originem, ita finis dederit; spectandas etiam religiones sociorum, qui sacra et lucos et aras patriis amnibus dicaverint: quin ipsum Tiberim nolle prorsus accolis fluviis orbatum minore gloria fluere. Seu preces coloniarum seu difficultas operum sive superstitio valuit, ut in sententiam Pisonis concederetur, qui nil mutandum censuerat.

Traduzione all'italiano


Si discusse poi in senato, relatori Arrunzio e Ateio, se, per regolare le piene del Tevere, non convenisse deviare i fiumi e le acque dei laghi che lo alimentano; e furono ascoltate le delegazioni di municipi e colonie. Chiedevano i Fiorentini che la Chiana non fosse deviata dal suo corso e immessa nell'Arno, perché ciò sarebbe stato rovinoso per loro. Obiezioni analoghe avanzarono gli abitanti di Terni: sarebbe stata la rovina per i campi più fertili d'Italia, se la Nera, con la dispersione del suo corso in tanti canali, secondo il progetto, vi avesse ristagnato sopra. Si fecero sentire i cittadini di Rieti, che si opponevano allo sbarramento del lago Velino, il quale affluisce nella Nera: le acque si sarebbero riversate nei campi circostanti. La natura - argomentavano - aveva provveduto nel modo migliore al bene degli uomini, assegnando ai fiumi le loro fonti, il loro corso e, come le sorgenti, così le foci; andava anche rispettato il sentimento religioso degli alleati, che avevano consacrato culti, boschi e altari ai fiumi patrii; anche lo stesso Tevere non poteva accettare di scorrere, privato degli affluenti che lo attorniavano, con minore gloria. Le insistenze delle colonie o la difficoltà dei lavori oppure lo scrupolo religioso prevalsero; fu accolto il parere di Gneo Pisone, che proponeva di lasciare tutto inalterato.