Traduzione di Paragrafo 75, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Nec patrum cognitionibus satiatus iudiciis adsidebat in cornu tribunalis, ne praetorem curuli depelleret; multaque eo coram adversus ambitum et potentium preces constituta. Sed dum veritilti consulitur, libertas corrumpebatur. Inter quae Pius Aurelius senator questus mole publicae viae ductuque aquarum labefactas aedis suas, auxilium patrum invocabat. Resistentibus aerarii praetoribus subvenit Caesar pretiumque aedium Aurelio tribuit, erogandae per honesta pecuniae cupiens, quam virtutem diu retinuit, cum ceteras exueret. Propertio Celeri praetorio, veniam ordinis ob paupertatem petenti, decies sestertium largitus est, satis conperto paternas ei angustias esse. Temptantis eadem alios probare causam senatui iussit, cupidine severitatis in iis etiam quae rite faceret acerbus. Unde ceteri silentium et paupertatem confessioni et beneficio praeposuere.

Traduzione all'italiano


Non pago dei processi istruiti in senato, assisteva anche alle cause ordinarie, standosene, in tribunale, a lato della tribuna, per non costringere il pretore a lasciargli la sedia curule; e, grazie alla sua presenza, furono prese molte decisioni contrarie agli intrighi e alle pressioni dei potenti. Ma mentre ci si prendeva cura della verità, veniva intaccata la libertà. Avvenne poi che il senatore Pio Aurelio, lamentando il rischio di crollo della sua casa in seguito alla costruzione di una strada e di un acquedotto, richiedesse un sussidio da parte del senato. Di fronte all'opposizione dei pretori responsabili dell'erario, Tiberio sovvenne personalmente Aurelio, risarcendogli il prezzo della casa, perché voleva dimostrare che il pubblico denaro andava speso con rigore, virtù che conservò a lungo, pur perdendo le altre qualità. All'ex pretore Properzio Celere, che chiedeva l'autorizzazione a uscire dal senato per motivi di povertà, elargì un milione di sesterzi, dopo che fu assodato che le sue ristrettezze risalivano all'eredità del padre. Altri tentarono di godere delle stesse concessioni, ma Tiberio volle che il senato ne verificasse i motivi, duro per smania di rigore anche quando applicava principi giusti. Perciò tutti gli altri preferirono il silenzio e la povertà, piuttosto che darne pubbliche ragioni per godere delle sovvenzioni.