Traduzione di Paragrafo 70, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


At Germanicus legionum, quas navibus vexerat, secundam et quartam decimam itinere terrestri P. Vitellio ducendas tradit, quo levior classis vadoso mari innaret vel reciproco sideret. Vitellius primum iter sicca humo aut modice adlabente aestu quietum habuit: mox inpulsu aquilonis, simul sidere aequinoctii, quo maxime tumescit Oceanus, rapi agique agmen. Et opplebantur terrae: eadem freto litori campis facies, neque discemi poterant incerta ab solidis, brevia a profundis. Sternuntur fluctibus, hauriuntur gurgitibus; iumenta, sarcinae, corpora exanima interfluunt, occursant. Permiscentur inter se manipuli, modo pectore, modo ore tenus extantes, aliquando subtracto solo disiecti aut obruti. Non vox et mutui hortatus iuvabant adversante unda; nihil strenuus ab ignavo, sapiens ab inprudenti, consilia a casu differre: cuncta pari violentia involvebantur. Tandem Vitellius in editiora enisus eodem agmen subduxit. Pernoctavere sine utensilibus, sine igni, magna pars nudo aut mulcato corpore, haud minus miserabiles quam quos hostis circumsidet: quippe illic etiam honestae mortis usus, his inglorium exitium. Iux reddidit terram, penetratumque ad amnem [Visurgin], quo Caesar classe contenderat. In positae dein legiones, vagante fama submersas; nec fides salutis, antequam Caesarem exercitumque reducem videre.

Traduzione all'italiano


Germanico intanto, fra le legioni che aveva fatto arrivare su nave, aveva affidato a Publio Vitellio la seconda e la quattordicesima con l'incarico di riportarle indietro via terra, e ciò perché la flotta, alleggerita, potesse navigare su quel mare poco profondo o arenarsi dolcemente col riflusso della marea. Marciò Vitellio con tranquillità nel primo tratto, su terreno asciutto o appena lambito dalla marea; ma in seguito, sotto le raffiche dell'Aquilone e per effetto della costellazione dell'equinozio, per la quale l'Oceano s'ingrossa vistosamente, la colonna venne travolta e trascinata via. Intanto la terra veniva sommersa: identico aspetto avevano mare, costa, campi, nell'impossibilità di distinguere il fondo malfermo dal terreno solido, i fondali bassi dai profondi. Le ondate li travolgono, i risucchi li inghiottono; animali, salmerie, corpi inanimati galleggiano in mezzo a loro e li urtano. Si confondono i manipoli emergenti ora fino al petto ora fino alla testa, trascinati via o sommersi, dove manca l'appoggio. A nulla servivano contro la furia delle onde le grida e gli incitamenti reciproci; nessuna differenza tra valorosi e vili, tra cauti e temerari, tra scelte e sorte: tutto è travolto da una identica violenza. Alla fine Vitellio riuscì a portarsi su una piccola altura e lì raccolse la colonna. Passarono la notte senza provviste, senza fuoco, nudi i più o malconci, in uno stato non meno pietoso di quelli accerchiati dal nemico: anzi, in tal caso, c'è almeno la possibilità di una morte onorevole, ma per questi solo una fine ingloriosa. Lo spuntare del giorno restituì loro la terra ed essi si addentrarono fino al fiume [Visurgi], dove Cesare Germanico si era diretto con la flotta. S'imbarcarono allora le legioni, che la voce diffusasi voleva annegate; e che fossero salve, fu creduto solo quando si vide Cesare e il suo esercito rientrare alla base.

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