Traduzione di Paragrafo 63, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Sed Germanicus cedentem in avia Arminium secutus, ubi primum copia fuit, evehi equites campumque quem hostis insederat eripi iubet. Arminius colligi suos et propinquare silvis monitos vertit repente: mox signum prorumpendi dedit iis quos per saltus occultaverat. Tunc nova acie turbatus eques, missaeque subsidiariae cohortes et fugientium agmine impulsae auxerant consternationem; trudebanturque in paludem gnaram vincentibus, iniquam nesciis, ni Caesar productas legiones instruxisset: inde hostibus terror, fiducia militi; et manibus aequis abscessum. ,mox reducto ad Amisiam exercitu legiones classe, ut ad vexerat, reportat; pars equitum litore Oceani petere Rhenum iussa; Caecina, qui suum militem ducebat, monitus, quamquam notis itineribus regrederetur, pontes longos quam maturrime superare. Angustus is trames vastas inter paludes et quondam a L. Domitio aggeratus, cetera limosa, tenacia gravi caeno aut rivis incerta erant; circum silvae paulatim adclives, quas tum Arminius inplevit, compendiis viarum et cito agmine onustum sarcinis armisque militem cum antevenisset. Caecinae dubitanti quonam modo ruptos vetustate pontes reponeret simulque propulsaret hostem, castra metari in loco placuit, ut opus et alii proelium inciperent.

Traduzione all'italiano


Germanico comunque, inseguito Arminio in ritirata verso zone impervie, appena ne ebbe l'occasione, ordina ai cavalieri di lanciarsi al galoppo e di occupare la piana in cui s'era insediato il nemico. Arminio diede ordine ai suoi di raccogliersi e ripiegare verso le foreste e poi, di colpo, opera una conversione: subito dopo agli uomini appostati nelle aree selvose dà il segnale di balzare all'attacco. I cavalieri furono allora scompigliati dalla tattica inattesa, e l'invio di coorti di riserva e il loro impatto con gli squadroni in fuga aumentarono la confusione; e tutti sarebbero stati ricacciati verso una palude, ben nota ai vincitori e pericolosa per i Romani, perché non ne conoscevano l'esistenza, se Cesare Germanico non avesse fatto avanzare le legioni schierate a battaglia. Seguì panico fra i nemici e rinnovata fiducia nei soldati, sicché, a conclusione dello scontro, non si ebbero né vincitori né vinti. Ricondotto poi l'esercito all'Amisia, riporta indietro le legioni con la flotta come le aveva fatte venire; una parte della cavalleria ebbe l'ordine di raggiungere il Reno lungo la costa dell'Oceano. A Cecina, benché, alla testa dei suoi uomini, tornasse lungo un itinerario noto, fu suggerito di superare nel tempo più breve i "ponti lunghi". Si trattava di uno stretto passaggio tra vaste paludi, costruito in passato, su un argine, da Lucio Domizio; il resto era terreno limaccioso, dove si affondava in una melma vischiosa, e malfido per tanti piccoli corsi d'acqua; attorno si stendevano foreste in leggero pendio, che allora Arminio riempì dei suoi, dopo aver preceduto, per scorciatoie e con rapida marcia, i Romani carichi di salmerie e di armi. Cecina, preoccupato su come poter ripristinare i ponti rovinati dal tempo e insieme respingere il nemico, decise di accamparsi sul posto, così che alcuni iniziassero i lavori e altri pensassero allo scontro.