Traduzione di Paragrafo 62, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Igitur Romanus qui aderat exercitus sextum post cladis annum trium legionum ossa, nullo noscente alienas reliquias an suorum humo tegeret, omnis ut coniunctos, ut consanguineos, aucta in hostem ira, maesti simul et infensi condebant. Primum extruendo tumulo caespitem Caesar posuit, gratissimo munere in defunctos et praesentibus doloris socius. Quod Tiberio haud probatum, seu cuncta Germanici in deterius trahenti, sive exercitum imagine caesorum insepultorumque tardatum ad proelia et formidolosiorem hostium credebat; neque imperatorem auguratu et vetustissimis caerimoniis praeditum adtrectare feralia debuisse.

Traduzione all'italiano


Dunque sei anni dopo quella strage, c'era là un esercito romano a seppellire le ossa di tre legioni, senza che alcuno sapesse se ricopriva di terra i resti di un estraneo o di uno dei suoi, ma tutti li sentivano come congiunti, come consanguinei, e cresceva in loro, mesti e furenti a un tempo, la rabbia contro il nemico. La prima zolla del tumulo in costruzione la pose Cesare Germanico: un nobile gesto d'onore verso i morti e di partecipazione al dolore dei presenti. Ciò non trovò l'approvazione di Tiberio, sia che interpretasse al peggio ogni atto di Germanico, sia nell'ipotesi che, davanti allo spettacolo di quel massacro e dei corpi insepolti, ne risentisse la combattività dell'esercito e crescesse la paura del nemico; inoltre riteneva che un comandante, nel suo ruolo di augure e rivestito delle più antiche cariche sacerdotali, non avrebbe dovuto officiare riti funebri.