Traduzione di Paragrafo 61, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Igitur cupido Caesarem invadit solvendi suprema militibus ducique, permoto ad miserationem omni qui aderat exercitu ob propinquos, amicos, denique ob casus bellorum et sortem hominum. Praemisso Caecina ut occulta saltuum scrutaretur pontesque et aggeres umido paludum et fallacibus campis inponeret, incedunt maestos locos visuque ac memoria deformis. Prima Vari castra lato ambitu et dimensis principiis trium legionum manus ostentabant; dein semiruto vallo, humili fossa accisae iam reliquiae consedisse intellegebantur: medio campi albentia ossa, ut fugerant, ut restiterant, disiecta vel aggerata. Adiacebant fragmina telorum equorumque artus, simul truncis arborum antefixa ora. Lucis propinquis barbarae arae, apud quas tribunos ac primorum ordinum centuriones mactaverant. Et cladis eius superstites, pugnam aut vincula elapsi, referebant hic cecidisse legatos, illic raptas aquilas; primum ubi vulnus Varo adactum, ubi infelici dextera et suo ictu mortem invenerit; quo tribunali contionatus Arminius, quot patibula captivis, quae scrobes, utque signis et aquilis per superbiam inluserit.

Traduzione all'italiano


Pertanto un desiderio di rendere gli estremi onori ai soldati e ai comandanti assalì Cesare (Germanico), essendo stato smosso tutto l’esercito a pietà dai parenti, dagli amici e infine dalle disgrazie delle guerre e dalla sorte di quegli uomini. Mandato Cecina, affinché esaminasse le parti nascoste dei boschi e collocasse ponti e terrapieni sul terreno umido sul terreno umido delle paludi e sui terreni cedevoli, avanzavano nei tristi luoghi sgradevoli per l’aspetto e per la memoria. Il primo accampamento di Varo, con la (sua) estesa circonferenza e misurata la piazza del campo indicava l'opera di tre legioni; poi, a causa del vallo semicrollato e della fossa poco profonda, si capiva che ormai tenevano le posizioni le indebolite (legioni) superstiti: nel mezzo del campo le ossa biancheggianti, come se erano fuggite e si erano fermate, (erano) disperse e ammucchiate. Giacevano vicino frammenti di frecce e arti di cavalli, insieme a teschi umani inchiodati su tronchi d’albero. Nei boschi vicini c’erano altari barbari, presso i quali avevano trucidato i tribuni e i centurioni dei primi ordini. E i superstiti di questa strage, essendo sfuggiti alla battaglia o alla prigionia, raccontavano che in questo luogo morirono i legati, che il quel luogo le legioni vennero attratte, dove per la prima volta la sconfitta venne inflitta a Varo; e da questo rialzo di terreno Arminio aveva dichiarato pubblicamente quanti prigionieri c’erano stati, quali tombe avessero e come si fosse fatto beffa per superbia delle legioni e delle loro insegne militari.