Traduzione di Paragrafo 56, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Igitur Germanicus quattuor legiones, quinque auxiliarium milia et tumultuarias catervas Germanorum cis Rhenum colentium Caecinae tradit; totidem legiones, duplicem sociorum numerum ipse ducit, positoque castello super vestigia paterni praesidii in monte Tauno expeditum exercitum in Chattos rapit, L. Apronio ad munitiones viarum et fluminum relicto. Nam (rarum illi caelo) siccitate et amnibus modicis inoffensum iter properaverat, imbresque et fluminum auctus regredienti metuebantur. Sed Chattis adeo inprovisus advenit, ut quod imbecillum aetate ac sexu statim captum aut trucidatum sit. Iuventus flumen Adranam nando tramiserat, Romanosque pontem coeptantis arcebant. Dein tormentis sagittisque pulsi, temptatis frustra condicionibus pacis, cum quidam ad Germanicum perfugissent, reliqui omissis pagis vicisque in silvas disperguntur. Caesar incenso Mattio (id genti caput) aperta populatus vertit ad Rhenum, non auso hoste terga abeuntium lacessere, quod illi moris, quotiens astu magis quam per formidinem cessit. Fuerat animus Cheruscis iuvare Chattos, sed exterruit Caecina huc illuc ferens arma; et Marsos congredi ausos prospero proelio cohibuit.

Traduzione all'italiano


Germanico dunque affida a Cecina quattro legioni, cinquemila ausiliari e truppe irregolari di Germani stanziati al di qua del Reno; si mette personalmente alla testa di altrettante legioni e di un numero doppio di alleati, e, posta una piazzaforte sulle rovine di un forte costruito da suo padre sul monte Tauno, lancia il suo esercito, alleggerito dalle salmerie, contro i Catti, lasciando Lucio Apronio a tenere aperte le vie di comunicazione e i passaggi sui corsi d'acqua. Infatti, grazie alla siccità e alla magra dei fiumi (evento raro per quel clima) aveva potuto accelerare la marcia senza ostacoli, ma si temevano le piogge e la piena dei fiumi al ritorno. Piombò sui Catti tanto inatteso che quanti, per sesso o età, non poterono difendersi, vennero subito presi o trucidati. I giovani avevano passato a nuoto il fiume Adrana e disturbavano i Romani intenzionati a costruire un ponte; poi, respinti da lanci di frecce con l'impiego di macchine da guerra, dopo vani tentativi di trattare la pace, una parte trovò rifugio presso Germanico e gli altri, lasciati boschi e villaggi, si dispersero nelle foreste. Cesare Germanico, incendiata Mattio (la loro capitale) e devastate le campagne, ritornò verso il Reno, senza che il nemico osasse molestare alle spalle i Romani al loro rientro, come invece soleva fare quando si ritirava per motivi tattici più che per paura. I Cherusci avrebbero sì voluto aiutare i Catti, ma li atterrì Cecina, attaccandoli in più punti nel loro territorio; e contenne, in uno scontro vittorioso, i Marsi, che avevano osato affrontarlo.