Traduzione di Paragrafo 53, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Eodem anno Iulia supremum diem obiit, ob impudicitiam olim a patre Augusto Pandateria insula, mox oppido Reginorum, qui Siculum fretum accolunt, clausa. Fuerat in matrimonio Tiberii florentibus Gaio et Lucio Caesaribus spreveratque ut inparem; nec alia tam intima Tiberio causa cur Rhodum abscederet. Imperium adeptus extorrem, infamem et post interfectum Postumum Agrippam omnis spei egenam inopia ac tabe longa peremit, obscuram fore necem longinquitate exilii ratus. Par causa saevitiae in Sempronium Gracchum, qui familia nobili, sollers ingenio et prave facundus, eandem Iuliam in matrimonio Marci Agrippae temeraverat. Nec is libidini finis: traditam Tiberio pervicax adulter contumacia et odiis in maritum accendebat; litteraeque quas Iulia patri Augusto cum insectatione Tiberii scripsit a Graccho compositae credebantur. Igitur amotus Cercinam, Africi maris insulam, quattuordecim annis exilium toleravit. Tunc milites ad caedem missi invenere in prominenti litoris nihil laetum opperientem. Quorum adventu breve tempus petivit ut suprema mandata uxori Alliariae per litteras daret, cervicemque percussoribus obtulit; constantia mortis haud in dignus Sempronio nomine vita degeneraverat. Quidam non Roma eos milites, sed ab L. Asprenate pro consule Africae missos tradidere auctore Tiberio, qui famam caedis posse in Asprenatem verti frustra speraverat.

Traduzione all'italiano


In quel medesimo anno venne a morte Giulia, relegata molto prima, per la sua dissolutezza, dal padre Augusto nell'isola Pandateria, e in seguito nella città di Reggio sullo stretto di Sicilia. Era stata sposata con Tiberio negli anni in cui erano in vita Gaio e Lucio Cesare, ma l'aveva disprezzato come indegno di lei, e questo era stato il motivo personale per cui Tiberio s'era ritirato a Rodi. Salito al potere, la lasciò morire di miseria, in una lunga consunzione, in esilio, malfamata e, dopo l'uccisione di Postumo Agrippa, priva di ogni speranza, convinto che, dopo lunghi anni di confino, nessuno si sarebbe accorto della sua morte. Per un identico motivo infierì contro Sempronio Gracco, il quale, di famiglia nobile, di intelligenza pronta e di parola affascinante ma perversa, aveva spinto all'adulterio appunto Giulia, al tempo del suo matrimonio con Marco Agrippa. Ma il libertino Sempronio non si era fermato qui: l'ostinato amante eccitava Giulia, ora moglie di Tiberio, alla ribelle insofferenza e all'odio contro il marito, e si tendeva a credere che le lettere, scritte da Giulia al padre Augusto contenenti attacchi a Tiberio, fossero opera di Gracco. Perciò Sempronio, relegato a Cercina, isola del mare d'Africa, rimase quattordici anni in esilio. I soldati allora mandati a ucciderlo lo trovarono su un promontorio lungo il mare, in attesa del peggio. Al loro arrivo, chiese un po' di tempo per scrivere, in una lettera, le sue ultime volontà alla moglie Alliaria, e porse il collo ai suoi carnefici dimostrando nella morte una fermezza non indegna del nome Sempronio che portava: nome che aveva invece disonorato in vita. Secondo la versione di alcuni, i soldati non sarebbero venuti da Roma, bensì da parte del proconsole d'Africa Lucio Asprenate, per iniziativa di Tiberio, il quale aveva, ma invano, sperato di far ricadere su Asprenate l'infamia di quell'assassinio.