Traduzione di Paragrafo 51, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Caesar avidas legiones quo latior populatio foret quattuor in cuneos dispertit; quinquaginta milium spatium ferro flammisque pervastat. Non sexus, non aetas miserationem attulit: profana simul et sacra et celeberrimum illis gentibus templum quod Tanfanae vocabant solo aequantur. Sine vulnere milites, qui semisomnos, inermos aut palantis ceciderant. Excivit ea caedes Bructeros, Tubantes, Vsipetes, saltusque, per quos exercitui regressus, insedere. Quod gnarum duci incessitque itineri et proelio. Pars equitum et auxiliariae cohortes ducebant, mox prima legio, et mediis impedimentis sinistrum latus unetvicesimani, dextrum quintani clausere, vicesima legio terga firmavit, post ceteri sociorum. Sed hostes, donec agmen per saltus porrigeretur, immoti, dein latera et frontem modice adsultantes, tota vi novissimos incurrere. Turbabanturque densis Germanorum catervis leves cohortes, cum Caesar advectus ad vicesimanos voce magna hoc illud tempus obliterandae seditionis clamitabat: pergerent, properarent culpam in decus vertere. Exarsere animis unoque impetu perruptum hostem redigunt in aperta caeduntque: simul primi agminis copiae evasere silvas castraque communivere. Quietum inde iter, fidensque recentibus ac priorum oblitus miles in hibernis locatur.

Traduzione all'italiano


Cesare, perché la devastazione fosse più estesa, divide le legioni, impazienti, su quattro colonne e mette così a ferro e fuoco un territorio di cinquanta miglia. Né il sesso né l'età poterono indurre a misericordia alcuna. Distruggono il profano e il sacro indiscriminatamente, radono al suolo il tempio più famoso per quei popoli, chiamato di Tanfana. Illesi i nostri soldati, che avevano massacrato gente assopita, inerme o dispersa in fuga. La strage scosse Brutteri, Tubanti e Usipeti, che corsero a presidiare le foreste, per le quali l'esercito doveva fare ritorno. Germanico, informato, si mosse coi reparti pronti insieme alla marcia e al combattimento. Procedevano in testa parte della cavalleria e le coorti ausiliarie, poi la prima legione, e le salmerie, in mezzo alla colonna, erano chiuse e difese dagli uomini della ventunesima sulla sinistra e della quinta sulla destra; proteggeva le spalle la ventesima legione, seguita dagli altri alleati. I nemici non si mossero finché la colonna non si fu snodata per le balze boscose; ma poi, fra attacchi di disturbo sui lati e la fronte, sferrano tutta la violenza del loro assalto alla retroguardia. Già le coorti leggere si scompigliavano sotto le ondate massicce dei Germani, quando Cesare, portatosi a cavallo dai legionari della ventunesima, gridò a gran voce che quello era il momento di cancellare l'onta della rivolta: avanti dunque, e presto, a mutare la colpa in gloria. Fu una vampata di entusiasmo: in un assalto compatto sfondano il nemico, lo ricacciano all'aperto e lo sterminano. Intanto l'avanguardia uscì dalle foreste e fortificò il campo. Da lì in poi il percorso fu sicuro, e i soldati, fieri dei recenti successi e dimentichi dei fatti passati, vengono disposti negli alloggiamenti invernali.