Traduzione di Paragrafo 44, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Supplices ad haec et vera exprobrari fatentes orabant puniret noxios, ignosceret lapsis et duceret in hostem: revocaretur coniunx, rediret legionum alumnus neve obses Gallis traderetur. Reditum Agrippinae excusavit ob inminentem partum et hiemem: venturum filium: cetera ipsi exsequerentur. Discurrunt mutati et seditiosissimum quemque vinctos trahunt ad legatum legionis primae C. Caetronium, qui iudicium et poenas de singulis in hunc modum exercuit. Stabant pro contione legiones destrictis gladiis: reus in suggestu per tribunum ostendebatur: si nocentem adclamaverant, praeceps datus trucidabatur. Et gaudebat caedibus miles tamquam semet absolveret; nec Caesar arcebat, quando nullo ipsius iussu penes eosdem saevitia facti et invidia erat. Secuti exemplum veterani haud multo post in Raetiam mittuntur, specie defendendae provinciae ob imminentis Suebos ceterum ut avellerentur castris trucibus adhuc non minus asperitate remedii quam sceleris memoria. Centurionatum inde egit. Citatus ab imperatore nomen, ordinem, patriam, numerum stipendiorum, quae strenue in proeliis fecisset, et cui erant, dona militaria edebat. Si tribuni, si legio industriam innocentiamque ad probaverant, retinebat ordinem: ubi avaritiam aut crudelitatem consensu obiectavissent, solvebatur militia.

Traduzione all'italiano


A tali parole i soldati riconobbero giusti i rimproveri e, imploranti, gli chiedevano di punire i colpevoli, di perdonare chi aveva errato e di condurli contro il nemico; doveva richiamare la sua sposa, far tornare il bimbo cresciuto tra le legioni e non darlo in ostaggio ai Galli. Germanico spiegò l'impossibilità del ritorno di Agrippina col parto imminente e con l'inverno; sarebbe venuto il figlio; il resto dipendeva da loro. Così trasformati, corrono per il campo, trascinano in ceppi i rivoltosi più accesi davanti al legato della prima legione Gaio Cetronio, il quale, per il giudizio e la pena da comminare a ciascuno, si regolò in questo modo. Stavano in assemblea le legioni con le spade in pugno; l'accusato veniva presentato da un tribuno su un palco: se gridavano che era colpevole, veniva buttato giù e trucidato. Per un verso i soldati godevano di quelle esecuzioni, quasi assolvessero se stessi; dall'altro Cesare Germanico non interferiva, perché, in mancanza di un suo ordine, la crudeltà del procedimento e l'odiosa responsabilità ricadevano solo su di loro. I veterani ne seguirono l'esempio e vennero inviati, non molto dopo, in Rezia, col pretesto di difendere quella provincia dalla minaccia degli Svevi, ma in realtà per strapparli da quel campo ancor pieno di orrore, e non meno per la barbarie del rimedio che per il ricordo della colpa. Germanico poi procedette alla revisione dei centurioni. Chiamato dal comandante in capo, ciascuno dichiarava il nome, il grado, la patria d'origine, gli anni di servizio, gli atti di valore e, se c'erano, le decorazioni. Se i tribuni, se la legione ne riconoscevano la bravura e l'onestà, manteneva il grado; se concordi lo accusavano di essere stato avido e crudele, veniva dimesso dall'esercito.