Traduzione di Paragrafo 38, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


At in Chaucis coeptavere seditionem praesidium agitantes vexillarii discordium legionum et praesenti duorum militum supplicio paulum repressi sunt. Iusserat id M'. Ennius castrorum praefectus, bono magis exemplo quam concesso iure. Deinde intumescente motu profugus repertusque, postquam intutae latebrae, praesidium ab audacia mutuatur: non praefectum ab iis, sed Germanicum ducem, sed Tiberium imperatorem violari. Simul exterritis qui obstiterant, raptum vexillum ad ripam vertit, et si quis agmine decessisset, pro desertore fore clamitans, reduxit in hiberna turbidos et nihil ausos.

Traduzione all'italiano


Intanto i "vexillarii" delle legioni ribelli, distaccati in servizio di guarnigione nel territorio dei Cauci, avevano tentato un accenno di rivolta, ma furono tenuti per un po' a freno con l'esecuzione immediata di due soldati. L'ordine era venuto dal prefetto del campo Manio Ennio, più per dare un utile esempio che perché ne avesse autorità. In seguito, crescendo il moto di ribellione, fuggì, ma fu scoperto e allora, poiché nessun nascondiglio gli garantiva sicurezza, trovò difesa nell'audacia: loro - disse - non facevano violenza a un prefetto ma al comandante Germanico e all'imperatore Tiberio. Profittando dello sbalordimento di quanti lo affrontavano, afferra un vessillo e lo volge verso la riva, gridando che chiunque avesse abbandonato la colonna sarebbe stato considerato un disertore. Così li ricondusse al campo invernale, irrequieti ma senza che nulla avessero osato.