Traduzione di Paragrafo 26, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Responsum est a contione mandata Clementi centurioni quae perferret. Is orditur de missione a sedecim annis, de praemiis finitae militiae, ut denarius diurnum stipendium foret, ne veterani sub vexillo haberentur. Ad ea Drusus cum arbitrium senatus et patris obtenderet, clamore turbatur. Cur venisset neque augendis militum stipendiis neque adlevandis laboribus, denique nulla bene faciendi licentia? At hercule verbera et necem cunctis permitti. Tiberium olim nomine Augusti desideria legionum frustrari solitum: easdem artis Drusum rettulisse. Numquamne ad se nisi filios familiarum venturos? Novum id plane quod imperator sola militis commoda ad senatum reiciat. Eundem ergo senatum consulendum quotiens supplicia aut proelia indicantur: an praemia sub dominis, poenas sine arbitro esse?

Traduzione all'italiano


L'assemblea rispose che la presentazione delle richieste era affidata al centurione Clemente. Costui cominciò a parlare del congedo dopo sedici anni, del premio al termine del servizio, e poi chiese che la paga giornaliera fosse di un denario e che ai veterani non venisse prolungata la ferma. All'obiezione avanzata da Druso che la decisione spettava al senato e al padre, lo interrompono con grida: che era allora venuto a fare, se non aveva il potere né di aumentare la paga ai soldati, né di alleviare le loro fatiche, insomma di non fare niente di buono per loro? Ma il permesso di dare bastonate e di uccidere era però concesso a tutti. In passato Tiberio era stato solito vanificare le richieste delle legioni in nome di Augusto; Druso riproponeva lo stesso sistema. Ma com'era possibile che da loro venissero solo figli di nobili? Era davvero strano che solo gli interessi dei soldati si rimettessero al senato. Allora bisognava interpellare il senato quando si comminavano loro pene o li si mandava a combattere. A meno che le ricompense le decidessero i loro padroni, mentre per le punizioni non serviva autorizzazione alcuna.